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Confederazione dell'Industria Manifatturiera Italiana e dell'Impresa Privata

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CONFIMI INDUSTRIA e ANC ricorrono a Bruxelles per tutelare le pmi italiane. 

Roma, 15 maggio 2017 - Confimi Industria, la Confederazione dell’Industria Manifatturiera italiana e dell’impresa privata, torna a fare squadra con l’Associazione Nazionale dei Commercialisti e questa volta si presentano insieme alla Commissione Europea a Bruxelles. A scatenare il ricorso i correttivi introdotti dalla "manovrina" che, secondo le due associazioni, rendono la Manovra 2017 da bocciare.
"Le misure introdotte con i primi tre articoli del D.L. 50/2017, split payment, compensazioni e detrazione Iva, sono inaccettabili” ha commentato Paolo Agnelli Presidente di Confimi Industria. “La Manovra, tolte le agevolazioni di Industria 4.0 e il taglio di 3 punti dell’aliquota Ires il cui beneficio si concretizza per lo più a vantaggio del solo 0,64% delle società con più di 50 milioni di euro di ricavi (dati MEF gennaio 2017 su redditi 2014), con la scusa della semplificazione non fa altro che soffocare gli imprenditori con adempimenti e cambiamenti continui e spesso inutili divenuti insopportabili per le micro, piccole e medie imprese e per chi le assiste”.


ACQUISTI DI FINE ANNO:

L’ARTICOLO 2 DELLA “MANOVRINA” SCIPPA IL DIRITTO ALLA DETRAZIONE IVA
Denunciata alla UE la violazione del principio di neutralità

Mentre nel mondo gli Stati tagliano le tasse per rendere competitive le proprie imprese ed attrarre i capitali stranieri, in Italia gli operatori indigeni (per oltre il 90% PMI, che piaccia o meno) non solo non vengono apprezzati per il ruolo fondamentale che svolgono per l’economia del Paese, ma vengono addirittura “scippati” di diritti fondamentali e, in nome della semplificazione, vengono soffocati da adempimenti e cambiamenti continui e spesso inutili. Tolte le agevolazioni di Industria 4.0 (che richiedono considerazioni a parte) ed il taglio di 3 punti dell’aliquota Ires il cui beneficio si concretizza comunque per più del 50% a vantaggio dello 0,64% delle società con più di 50 milioni di euro di ricavi (dati MEF gennaio 2017 su redditi 2014), la manovra 2017, dopo i correttivi introdotti dalla “manovrina”, è definitivamente da bocciare, sicuramente dal lato degli adempimenti divenuti insopportabili per le micro, piccole e medie imprese e per chi le assiste.

Detrazione fatture di fine anno e denuncia alla Commissione UE
“Capiamo le difficoltà del Governo a far quadrare i conti (le vive ogni giorno anche ogni singolo imprenditore) e conosciamo anche le pressioni comunitarie al riguardo”, sostiene Paolo Agnelli, Presidente di Confimi Industria, “ma le misure introdotte con i primi tre articoli del D.L. 50/2017 (split payment, compensazioni e detrazione Iva) sono inaccettabili”. Ancora una volta siamo costretti ad osservare come non si tratti di misure volte al contrasto dell’evasione reale (quella con il c.d. “consenso”), quanto a garantire migliori equilibri finanziari alla Pubblica Amministrazione; il tutto togliendo i flussi necessari agli equilibri degli operatori attraverso complicazioni a destra e a manca che rendono il sistema Italia indubbiamente uno dei meno competitivi non solo per tassazione elevata ma soprattutto per la burocrazia. Complicazioni che ora arrivano addirittura a coinvolgere diritti fondamentali su cui si basa l’IVA, quale quello della detrazione dell’imposta subita sugli acquisti. L’articolo 2 del decreto renderà infatti oltremodo difficoltoso l’esercizio della detrazione dell’Iva per gli acquisti di fine anno. “Abbiamo fondate ragioni di ritenere”prosegue Agnelli “che l’intervento sulla contrazione dei tempi per l’esercizio del diritto alla detrazione non sia tanto mirato a ridurre il VAT gap (come vorrebbe far credere la relazione ministeriale) quanto a generare un indebito arricchimento a favore delle casse erariali. Quando un diritto lo si mantiene sulla carta, ma lo si rende estremamente difficile da praticare, è come se venisse eliminato ed al riguardo è grave che dall’Agenzia delle Entrate (audizione 4/5/2017 pag. 12) si demonizzi tale aspetto precisando che eventuali decadenze del diritto alla detrazione per emissione non tempestiva della fattura (ma il discorso è uguale per quelle che arriveranno “in ritardo” oltre il 31/12) “potranno comunque essere sanate mediante il diritto alla detrazione dell’imposta o della maggiore imposta relativa ad avvisi di accertamento o di rettifica ai sensi dell’art. 60 ultimo comma del D.P.R. 633/72”.

“Si tratta di uno scippo con destrezza”, prosegue Marco Cuchel, Presidente dell’Associazione nazionale Commercialisti,“tecnicamente giustificato attraverso la manipolazione di importanti insegnamenti giurisprudenziali comunitari (caso Ecotrade) che però hanno ben altri fini”. Considerata la gravità della situazione ANC e Confimi Industria si sono trovate concordi, quindi, sull’urgenza di presentare una argomentata denuncia alla Commissione Europea (la missiva è stata inviata il 12 maggio 2017) nella quale sono stati illustrati ed esemplificati i numerosi profili di contrasto dell’art. 2 del D.L. 50 con i principi di proporzionalità, effettività, equivalenza e neutralità su cui si basa la disciplina Iva. Gli esempi a sostegno della violazione in particolare del principio di effettività e di equivalenza non mancano ma ci si augura, ovviamente, che il Parlamento svolga al meglio il proprio compito ed intervenga durante i lavori di conversione del decreto riportando equilibrio sulla vicenda.

Con la riduzione delle soglie per il visto conformità i costi aumentano
Anche se la Corte di Giustizia (Causa C-211/16) ha recentemente avvallato, anche ai fini Iva, la legittimità del plafond generale di 700 mila euro, prosegue Cuchel, “la riduzione da € 15.000 a € 5.000 della soglia per l’apposizione del visto di conformità ai fini delle compensazioni orizzontali renderà troppo oneroso per tutti (professionisti e conseguentemente imprese) la gestione del recupero dei crediti fiscali, anche Iva. Stupisce peraltro come a distanza di pochi mesi questa novità si ponga in senso opposto a quello che invece ha elevato a € 30.000 la soglia ai fini dei rimborsi Iva (D.L. 193/2016). Va da sé che se non ci sarà un auspicabile ripensamento, il Governo dovrebbe quantomeno valutare di rimborsare ai contribuenti virtuosi gli oneri del visto al pari di quanto, suo malgrado, si troverà costretto a fare per il costo delle fideiussioni dei rimborsi Iva se vorrà chiudere la procedura d’infrazione comunitaria n. 2013/4080. ANC e Confimi Industria vigileranno, ovviamente, anche su questo aspetto.

Lo spesometro deve tornare annuale

L’esempio 1 della denuncia formulata da ANC e Confimi Industria, osserva Agnelli, “dimostra come l’Amministrazione finanziaria dovrebbe riportare a naturale scadenza annuale la periodicità dello spesometro”. Non solo gli incroci delle fatture trasmesse dai fornitori non potranno essere incrociate trimestralmente con quelle trasmesse dai loro clienti, ma ciò non potrà funzionare nemmeno con riferimento al medesimo anno; è necessario, pertanto, ricalibrare le ambizioni in una logica di incrocio almeno biennale. Diversamente, si concretizzerà il rischio di fare emergere una quantità talmente smisurata di anomalie (naturalmente assorbite in periodi successivi) la cui gestione paralizzerà l’attività di tutti: Amministrazione finanziaria ma, soprattutto, Professionisti e Contribuenti che sono già eccessivamente oberati di adempimenti. Tanto vale, quindi, ritornare alla periodicità annuale senza ostinarsi, quindi, su un’inutile raccolta trimestrale che comporta eccessivi oneri gestioni ed organizzativi per imprese e professionisti. Siamo di fronte ad un fisco "bulimico" che rischia di far chiudere tutte le micro e piccole imprese. Probabilmente, chiosa Agnelli, “non è solo colpa della crisi se anche le recenti statistiche 2016 sull'osservatorio della partite Iva del MEF, per il secondo anno consecutivo, rilevano una riduzione di oltre dieci punti percentuali nell'apertura delle partite Iva; dato che paradossalmente risulta pure "ammorbidito" dall'apertura di migliaia di micro posizioni individuali da parte di ex lavoratori di imprese fallite o chiuse per effetto della crisi”.

Imprese in semplificata travolte dalle complicazioni
Infine, conclude Cuchel, “la vicenda dell’art. 2 dovrebbe convincere anche i (pochi) sostenitori della nuova contabilità semplificata di cassa delle imprese minori che la riscrittura dal 2017 dell’articolo 66 del TUIR sulla determinazione del reddito dei semplificati è stato, in termini di complicazioni, un errore imperdonabile”. Basti infatti osservare come solo dopo 21 giorni di vita il § 6.5 della Circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 13/E del 13 aprile 2017 sia praticamente da buttare giacché la stessa Agenzia (nella persona del proprio direttore) nell’audizione del 4 maggio ha già revocato sé affrettandosi a precisare come con le novità introdotte dal D.L. 50/2017 in materia di detrazione “peraltro, si crea una maggiore coerenza anche con il regime semplificato reddituale improntato al principio di cassa, recentemente introdotto con la legge 11 dicembre 2016, n. 232, e ciò in chiave correttiva rispetto ai margini di discrezionalità nell’imputazione dei costi, derivanti dall’adozione del metodo di contabilizzazione previsto dal comma 5 del riformato articolo 18 del D.P.R. n. 600 del 1973”.  Sfilato qualsiasi margine operativo, quindi, anche a chi (la gran parte per non dire la totalità) aveva valutato di adottare la “via di fuga” semplificatrice basata sulla “presunzione” registrato uguale incassato/pagato. La mancanza potrebbe essere del tutto casuale ma, per valutare l’effettivo appeal del regime di cassa  redditi, sarebbe stato interessante conoscere il numero di quelli che nel 2015 hanno adottato o mantenuto il regime del cash accounting Iva. Il 2015, infatti, era il primo anno in cui i contribuenti potevano revocare le scelte fatte nel 2012. Il dato, però, non è stato diffuso. A differenza di quelle relative ai tre anni precedenti le statistiche sui dati delle dichiarazioni Iva del 2015 rilasciate dal MEF lo scorso 9 maggio non riportano, purtroppo, tale informazione.

Denuncia Violazione Direttiva 2006112CE

Bari, 4 maggio 2017 - Confimi Industria PUGLIA e Cgil, Cisl e Uil Puglia firmano l’accordo contro le molestie e la violenza nei luoghi di lavoro che discende dall’accordo delle parti sociali europee del 26 aprile 2007, unitamente a quello per la detassazione dei premi di risultato, recependo i corrispondenti accordi interconfederali. Gli accordi odierni fanno seguito all'intesa interconfederale pugliese siglata in data 6 febbraio 2017. All'incontro odierno erano presenti per Confimi Industria Puglia, il Presidente Sergio Ventricelli, il Segretario Generale Riccardo Figliolia e il Direttore di Confimi Lecce Ivo Vogna. Per la CGIL il Segretario Generale Giuseppe Gesmundo e Giovanni Nicastri, per la Cisl Franco Suriano, per la Uil  il Segretario Generale Aldo Pugliese e Alfonso Galiano.  "Abbiamo compiuto quest'oggi"  ha dichiarato il Presidente Ventricelli, "un ulteriore passo verso una sempre maggiore collaborazione con le forze sindacali, obiettivo che ci inorgoglisce e che contiamo porti al più presto alla implementazione di un sempre più efficiente ed efficace sistema bilaterale". 
Nasce ufficialmente Confimi Albania, con l’ingresso nella confederazione dell’AIIA, l’Associazione Imprenditori Italiani in Albania. Alla guida il presidente Carmine Cipro e il direttore Roland Muka.
Al centro degli incontri istituzionali che hanno scandito i due giorni di missione che hanno visto impegnata una delegazione di Confimi Industria guidata dal presidente Paolo Agnelli, i rapporti economici fra Italia e Albania. Due paesi culturalmente vicini, come ha sottolineato durante un colloquio ristrettissimo con la delegazione il Presidente della Repubblica D’Albania Bujar Nishani. Non solo però affinità sociali e culturali, ma anche volontà - nelle parole del Presidente albanese - di potenziare su business strategici la relazione economica fra i due paesi auspicando che la visita si traduca in investimenti reali.

Italia e Albania “non possono che riconoscersi come partner d’elezione” ha detto il presidente Agnelli che ha ricevuto parole di grande apertura anche dal Presidente della Camera Ilir Meta - che poche ore dopo l'incontro è diventato Presidente della Repubblica d’Albania – che ha ribadito durante un incontro la disponibilità del governo albanese a lavorare con l’Italia su progetti concreti.
Durante i colloqui con diversi esponenti istituzionali e politici, che hanno visto oltre al Presidente della Repubblica Nishani e al Presidente della Camera Meta,  anche il viceministro dell’Economia del Turismo e dello Sviluppo Economico, Adela Karapici,  il leader del Partito Democratico Lulzim Basha e il Direttore Generale dello Sviluppo economico del Municipio di Tirana, Enkelejed Musabelliu, si è discusso degli asset che attraggono gli imprenditori italiani che vogliono investire in Albania.

Basso costo della manodopera qualificata, presenza di risorse naturali e una vicinanza geografica che rappresenta un plus logistico rendendo l’Albania ponte strategico sia verso l’Italia che verso l’Africa, sono i punti cardinali attorno a cui sviluppare collaborazioni economiche e commerciali. Ed è stato proprio il viceministro Karapici a indicare i settori che maggiormente rappresentano un fulcro di investimento per chi oggi vuole fare business in Albania, ITC ma anche turismo, infrastrutture e agricoltura. Il viceministro ha sottolineato poi alla delegazione l’esistenza dell’AIDA, l’agenzia albanese nata proprio per sviluppare gli investimenti in Albania e per attrarre investimenti esteri.
Un grande riconoscimento è arrivato agli imprenditori italiani anche dal rappresentante del Partito Democratico albanese Basha che identifica il nostro paese come uno dei protagonisti della grande trasformazione dell’Albania anche grazie  alla creazione di migliaia di posti di lavoro e al know how in vari campi, primo fra tutti il manifatturiero.

E proprio durante una tavola rotonda con oltre 100 imprenditori italiani in Albania,  il presidente di Confimi Paolo Agnelli ha sottolineato come oggi più che mai, in un momento di debacle economica delle aziende e di un certo tipo di rappresentanza che ha fallito la sua missione,  il valore dell’associazionismo che esprime Confimi e che si sta consolidando anche in Albania, è fondamentale per fare fronte comune ai problemi che affliggono le piccole e medie imprese manifatturiere ed esplorare nuove possibilità di business”.
La delegazione guidata dal presidente nazionale Paolo Agnelli era composta dal direttore nazionale Fabio Ramaioli, dal presidente di Confimi Industria Puglia Sergio Ventricelli e dal segretario generale sempre di Confimi Puglia Riccardo Figliolia.
Tirana, 27 aprile - Al via oggi la missione di Confimi Industria in Albania.  La delegazione guidata dal presidente nazionale Paolo Agnelli e alla quale partecipano il direttore nazionale Fabio Ramaioli, il presidente di Confimi Industria Puglia Sergio Ventricelli e il segretario generale sempre di Confimi Puglia Riccardo Figliolia, è arrivata questa mattina a Tirana. L’occasione della visita è l’ingresso nella confederazione che rappresenta l’Industria Manifatturiera Italiana e l’Impresa Privata, dell’AIIA, l’ Associazione Imprenditori Italiani in Albania, che rappresenta oltre 100 aziende attive in Albania e  prenderà il nome di Confimi Industria Albania. La nuova confederazione sarà guidata da Carmine Cipro, che da vent’anni fa impresa in Albania, nel ruolo di presidente e dal direttore Roland Muka. 

La missione che si concluderà domani avrà carattere prevalentemente istituzionale e prevederà, oltre a un evento - conferenza stampa con i maggiori media albanesi al quale interverranno rappresentanti dell’Ambasciata italiana in Albania,numerosi incontri con le più importanti cariche politiche. La delegazione di Confimi Industria, infatti, sarà ricevuta dalle più alte cariche politiche ed istituzionali albanesi.Incontri previsti anche al Ministero dell’Economia e delle finanze e presso il Comune di Tirana.
“Ma i 12.000  lavoratori di Alitalia  valgono di più dei 500.000 lavoratori (cifra al ribasso) delle PMI private rimasti senza impiego in questo lungo periodo di crisi senza alcun piano di salvataggio?” si domanda Paolo Agnelli, presidente di Confimi Industria, la Confederazione che rappresenta l’Industria Manifatturiera italiane e l’Impresa Privata, all’indomani del referendum che ha coinvolto i dipendenti di Alitalia e che ha bocciato il piano di salvataggio concordato tra azienda e Governo.
“Non vogliamo assolutamente fare distinzioni tra lavoratori di serie A e lavoratori di serie B o accusare qualcuno di farle - prosegue il presidente -  ma una riflessione seria va fatta su come in questo Paese si trattano le diverse crisi aziendali”. Ancora una volta, infatti, Alitalia si trova di fronte ad una situazione senza ritorno, con la seconda prevedibile resa dei conti e con migliaia di ex dipendenti che hanno ottenuto la cassa integrazione per sette anni con una pesante incidenza sul costo del lavoro per tutte le aziende che già soffrono la crisi.
“Un fatto salta agli occhi: in tutti questi anni di crisi di Alitalia non abbiamo mai assistito all’apertura di tavoli ministeriali per quelle  migliaia di piccole e medie aziende "senza nome" che hanno chiuso i battenti e che in molti casi l’hanno dovuto fare  per ritardi nell'ottenere pagamenti, per fidi non concessi” dice Agnelli “Industrie che vantano storie di famiglie, di lavoratori, di territori significativamente rilevanti per il nostro Paese e che hanno dovuto fermare gli impianti  con ripercussioni sociali devastanti”  “Quando si perde un posto di lavoro è sempre un dramma, ma i moltissimi casi questo avviene nel silenzio più assordante, mentre solo a pochissimi è riservato il tam tam più eclatante”E conclude il presidente di Confimi “Non possiamo che augurarci che il Ministero metta la stessa attenzione anche sul sistema delle PMI in crisi e che così facendo metta in sicurezza la colonna portante della nostra economia”.