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Confederazione dell'Industria Manifatturiera Italiana e dell'Impresa Privata

Negli ultimi cinque anni sono cresciuti i consumi di tutti i segmenti vegetali, a partire dai prodotti ortofrutticoli. Ma nella catena del valore rimane ben poco in tasca ai produttori agricoli. Spesso ci si chiede se l’ortofrutta stia approfittando e sfruttando il grande cambiamento che sta attraversando i consumi alimentari in Italia e che porta ad una domanda crescente di tutto ciò che possiamo inserire nei prodotti tutto “salute e benessere“. La risposta è no o , al massimo, un si ma potrebbe fare molto di più. Nell’ultimo Rapporto Ismea dedicato all’agroalimentare, si legge come, secondo le elaborazioni su dati Nielsen relative all’ultimo quinquennio, quindi 2013-2017, si sia verificato un  “incremento dei consumi per tutti i segmenti vegetali. In particolare, per i prodotti ortofrutticoli le dinamiche risentono di una crescita generale delle quotazioni, come suggerito dall’indice dei prezzi all’origine dell’Ismea aumentato dell’11% tra il 2013 e il 2017″.

 La vendemmia 2018 si prefigura ottima per qualità e quantità, secondo le rilevazioni di UE.COOP , l’Unione Europea delle Cooperative regionale, con un sostanziale recupero sulll’annata vitivinicola 2017.
La campagna vitivinicola 2018, dopo un 2017 da dimenticare, salvo condizioni climatiche avverse per le uve rosse dovute alla variabilità del tempo a cui siamo ormai abituati, dovrebbe segnare un aumento del 15% delle quantità prodotte, una crescita che avrebbe potuto essere ancora più sensibile se non fosse stato per grandinate, nubifragi e bruschi cambiamenti climatici dei primi 6 mesi dell’anno”.

Il 2017 è stato un anno impegnativo per lo yogurt. Come altri prodotti lattiero-caseari ha dovuto infatti fronteggiare la crescente concorrenza delle alternative a base vegetale, dal momento che i consumatori sono sempre più abituati a offerte di prodotti free-from. Le marche di yogurt tradizionali, a base di latte, hanno cercato di reagire rifocalizzandosi da un lato sui ben noti benefici salutistici di questo prodotto naturale, dall’altro enfatizzandone le credenziali sul fronte del gusto.

Una nuova impresa ogni due giorni, nella ristorazione ambulante, secondo i dati di Unioncamere.  2.729 attività recensite a fine marzo 2018, a fronte delle 1.717 del 2013. Il fenomeno può trovare diverse spiegazioni. Sul lato dell’offerta, l’avvio di tante microimprese mostra la diffusa esigenza di trovare nuove forme di sostentamento, in un’economia ove il mercato del lavoro è stagnante e precario. Laddove invece – con investimenti relativamente modesti, e l’impiego personale degli imprenditori – è relativamente facile avviare percorsi come quello in esame. L’attuale crescita della domanda, a sua volta, può venire spiegata con l’aumento dei pasti fuori casa – per esigenze lavorative, soprattutto – e la contemporanea riduzione della capacità di spesa. In tale contesto lo street food, grazie alla varietà dell’offerta e la convenienza del pasto ‘on the go’, miete successi. A maggior ragione in un Paese come il nostro, ove il clima è generalmente favorevole al consumo dei cibi sulla pubblica via.

BIRRE E ..RESIDUI

È la bevanda alcolica per eccellenza in questo periodo. Il limitato grado alcolico e la freschezza della temperatura  rendono la birra un’alleata molto gradita nella lotta contro il caldo, ma la sua popolarità è in netta ascesa a prescindere da fattori climatici o stagionali.
In Italia, infatti, si bevono mediamente 33 litri di vino a testa durante l’arco di un anno, mentre la birra – con 31,5 litri consumati per persona – fa segnare un nuovo record stabilizzandovisi immediatamente al di sotto.