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Confederazione dell'Industria Manifatturiera Italiana e dell'Impresa Privata

Scattano le multe per silenzi e bugie sulle etichette degli alimenti. E’ quanto annuncia la Coldiretti in relazione alla recente entrata in vigore delle sanzioni, da 500 a 40mila euro, per chi non rispetta trasparenza e corretta informazioni al consumatore su quello che viene offerto sugli scaffali. La novità è prevista dal decreto legislativo 23 del 15 dicembre 2017 che dà attuazione alla disciplina dell’Unione Europea di tutela dei consumatori e riguarda sia l’indicazione di origine dell’ingrediente principale laddove prevista, sia anche la data di scadenza, la presenza di allergeni, la dichiarazione nutrizionale o le caratteristiche del prodotto – ad esempio definirlo bio oppure vegano quando invece non lo è. Un provvedimento atteso da due italiani su tre (68%) che sono preoccupati dell’impatto di quello che mangiano sulla salute: la nuova normativa è infatti un’arma contro la concorrenza sleale a tutela dei consumatori, e prevede anche un’eventuale valutazione delle infrazioni in sede penale perfatti delittuosi particolarmente rilevanti. Il provvedimento è uno strumento per garantire i consumatori sulle informazioni sugli alimenti contro le notizie fake, in modo da consentire scelte consapevoli, prevenendo qualunque pratica suscettibile di indurre in errore i cittadini.

L'EFSA ha completato il riesame dei tenori massimi di glifosato la cui presenza è ammessa per legge negli alimenti secondo livelli massimi residui (LMR). I livelli massimi di residui (LMR) vengono stabiliti per garantire che i consumatori siano protetti da quantità eccessive di glifosato assunte tramite l’alimentazione, sulla base di un'analisi di tutti gli usi correnti e autorizzati dell'erbicida nell'UE. Il riesame si basa sui dati relativi ai residui di glifosato negli alimenti trasmessi all'EFSA da tutti gli Stati membri dell'Unione europea. La revisione comprende anche una valutazione del rischio che evidenzia come, ai correnti livelli di esposizione, non si ravvisi un rischio per la salute dell’uomo.

Un’indagine commissionata da Assolatte ha stillato la classifica dei prodotti lattiero-caseari più venduti in GDO nel 2017: al primo posto c’è il latte UHT. In totale gli italiani, nel 2017, hanno speso oltre 6,5 miliardi di euro in ipermercati, supermercati e negozi di libero servizio per comprareprodotti lattiero-caseari. L’indagine ha riguardato tre marcro-aree di prodotto (latte+panna, formaggi+burro, yogurt) e ben 31 diverse categorie merceologiche: dalla ricotta allo yogurt bi-compartimentale, dal latte fermentato/kefir ai formaggi a pasta filata per cucinare. Il prodotto per cui gli italiani hanno speso di più è il latte UHT, che, con i suoi oltre 961 milioni di euro di vendite, genera quasi il 15% di tutto il giro d’affari dell’intero settore.

Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali rende noto che è attiva sul sito del Mipaaf la piattaforma informatica per ricevere le domande delle stazioni appaltanti per le mense biologiche certificate.
È la prima volta in Italia che vengono definite e regolate le mense biologiche, dando così maggiori informazioni agli studenti e alle famiglie. Già lo scorso dicembre erano stati presentati i criteri di classificazione, concordati con il Ministero dell'Istruzione, le Regioni e i Comuni, e i marchi che identificano le mense biologiche scolastiche.

La supremazia della pasta italianaa livello globale rischia di svanire, minata dall’aggressività di competitor stranieri. Nonostante l’Italia mantenga il suo primato di produzione con 3,36 milioni di tonnellate prodotte, e risulti saldamente al primo posto anche nella classifica dell’exportcon 1,9 milioni di tonnellate, spicca il grande balzo in avanti fatto negli ultimi anni da altri paesi extra Ue che stanno aumentando di molto la loro capacità produttiva. Emblematico il caso della Turchia, in cui la produzione di pasta è cresciuta del 77% in soli 5 anni, passando da 850mila tonnellate ad oltre 1,5 milioni.

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