I cookie ci aiutano ad erogare servizi di qualità. Utilizzando i nostri servizi, l'utente accetta le nostre modalità d'uso dei cookie.

Confederazione dell'Industria Manifatturiera Italiana e dell'Impresa Privata

A bere vino durante il pasto sono soprattutto gli over 35, mentre i Millennials sembrano privilegiare una fruizione diversa, in contesti non strettamente conviviali. Ad accomunarli – in base alla ricerca di Food Insider – è l’interesse per il prodotto, che si presta ad essere raccontato di più. Il primo aspetto affrontato nella ricerca è relativo alle tipologie di vino bevuto. E qui la ‘tradizione’ trionfa, con il rosso indicato dall’82% del campione che diventa addirittura il 95% tra gli uomini.

Difficile immaginare un exploit più potente nel mondo viniviticolo come quello del prosecco negli ultimi anni. Una crescita che si è mantenuta a doppia cifra e che sta scalzano il cugino blasonato champagne da molte tavole in Italia e all’estero. Oltre 500 milioni di bottiglie vendute in tutto il mondo ogni anno, garantiscono un fatturato enorme per il made in Italy, ma possiamo essere altrettanto entusiasti per la qualità delle sostanze utilizzate per produrre le bollicine più famose d’Italia? Il periodico “Il Salvagente” parte da questa domanda per verificare la quantità di residui chimici contenuti in alcuni dei prosecchi più diffusi nei supermercati. Di certo la fascia più venduta al grande pubblico del nostro paese. 

Si è chiusa l'86° sessione generale dell'OIE, Organizzazione Mondiale per la salute animale. Sono state adottate 34 risoluzioni dai delegati OIE in revisione e edizione ex novo delle norme internazionali  a tutela della salute e il benessere degli animali.
Sono stati aggiunti o revisionati alcuni  capitoli su varie malattie degli animali terrestri, ad esempio il capitolo sulla suddivisione in zone e compartimentazione per supportare gli Stati Membri nella gestione delle malattie infettive.

Scattano le multe per silenzi e bugie sulle etichette degli alimenti. E’ quanto annuncia la Coldiretti in relazione alla recente entrata in vigore delle sanzioni, da 500 a 40mila euro, per chi non rispetta trasparenza e corretta informazioni al consumatore su quello che viene offerto sugli scaffali. La novità è prevista dal decreto legislativo 23 del 15 dicembre 2017 che dà attuazione alla disciplina dell’Unione Europea di tutela dei consumatori e riguarda sia l’indicazione di origine dell’ingrediente principale laddove prevista, sia anche la data di scadenza, la presenza di allergeni, la dichiarazione nutrizionale o le caratteristiche del prodotto – ad esempio definirlo bio oppure vegano quando invece non lo è. Un provvedimento atteso da due italiani su tre (68%) che sono preoccupati dell’impatto di quello che mangiano sulla salute: la nuova normativa è infatti un’arma contro la concorrenza sleale a tutela dei consumatori, e prevede anche un’eventuale valutazione delle infrazioni in sede penale perfatti delittuosi particolarmente rilevanti. Il provvedimento è uno strumento per garantire i consumatori sulle informazioni sugli alimenti contro le notizie fake, in modo da consentire scelte consapevoli, prevenendo qualunque pratica suscettibile di indurre in errore i cittadini.