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Confederazione dell'Industria Manifatturiera Italiana e dell'Impresa Privata

“Meno investimenti, meno crescita, meno posti di lavoro, la sintesi di Confindustria sul Dl Dignità è davvero riduttiva e non dipinge un’immagine lusinghiera degli imprenditori”. Commenta così Paolo Agnelli presidente di Confimi Industria le dichiarazioni dell’associazione di viale dell’Astronomia.
“Pur riconoscendo il valore della flessibilità, non si può immaginare che gli imprenditori italiani cambino le loro strategie di investimento e produzione solo per una riduzione della durare del contratto a termine”. “Per non parlare dei numeri sulla perdita dei posti di lavoro, a nostro avviso esagerati”.
“Riteniamo più importane e più serio un confronto con il Governo sulla riduzione del cuneo fiscale perché renderebbe più competitive le aziende sui mercati nazioni e internazionali” spiega Agnelli “Questo metterebbe le imprese italiane nella condizione di assumere e a tempo indeterminato senza paura”.
“Serve inoltre una maggiore attenzione a favorire un migliore accesso al credito alle piccole e medie imprese, questo permetterebbe di sostenere gli investimenti e quindi la crescita”.
“È assolutamente condivisibile ed etico - sottolinea anche Agnelli - il principio secondo il quale le imprese che hanno ricevuto finanziamenti di stato per  investimenti produttivi rimangano in Italia almeno per il termine di 5 anni”.
E in chiusura il presidente di Confimi Industria “Siamo convinti che questo eccessivo allarmismo possa generare soltanto un clima inadeguato al sistema produttivo italiano”.
FATTURAZIONE ELETTRONICA: L’ASINCRONIA A SENSO UNICO NON PUO’ FUNZIONARE!
La circolare 13 sembra chiudere sull’asincronia bipartisan contraddicendo il Provvedimento del 30 aprile.  Auspicabile intervento legislativo distensivo.


Secondo quando delineato dal provvedimento attuativo dello scorso 30 aprile la fatturazione elettronica (per espressa previsione) funziona in modo asincrono. Significa, in sostanza, che quando il fornitore trasmette la fattura con qualche giorno di ritardo rispetto alla data del documento è quest’ultima e non la prima a considerarsi come data di emissione. Nessun problema di tardività sanzionabile dovrebbe quindi verificarsi per le trasmissioni che avvengono con qualche giorno di ritardo rispetto alla data formale del documento purché l’Iva sia versata tempestivamente. Questo il principio chiaramente ricavabile dal citato provvedimento e ribadito ufficiosamente dall’Agenzia delle entrate anche in occasione di una risposta fornita lo scorso 24 maggio ad un evento formativo in materia. La sorpresa che spiazza e crea preoccupazione è contenuta nella circolare n. 13/E nella quale sono stati forniti chiarimenti in merito alla nuova fatturazione elettronica 2019 e ai nuovi adempimenti in parte già in vigore dal 1 luglio 2018. La sorpresa, inspiegabile e discutibile a detta di ANC e Confimi, è che eventuali ritardi (quanto probabili e diffusi), ancorché non tali da compromettere il tempestivo versamento dell’Iva, sarebbero non sanzionabili solo in fase di prima applicazione delle nuove disposizioni.  La nuova posizione contraddice, nei fatti, l’impianto del provvedimento attuativo della nuova fatturazione elettronica creando sconcerto e preoccupazione  in un contesto in cui la proroga parziale disposta dal D.L. 79 dello scorso 28 giugno per i carburanti avrebbe dovuto consentire agli operatori di capire, valutare e scegliere.  Ci si chiede ora quale sia il punto di partenza per “provare a capire” se, a distanza di pochi mesi, in seno alla medesima Amministrazione finanziaria, vengono rilasciate posizioni di senso sostanzialmente opposto. La rivoluzione alle porte è “copernicana”, ma le regole interpretative già vacillano.
Tutto ciò premesso, nell’auspicare un cambio di orientamento (meglio a questo punto se stabilito per legge) che sancisca inequivocabilmente che anche a regime la fattura immediata trasmessa in tempo asincrono rappresenta pur sempre una violazione meramente formale in tutti i casi in cui il ritardo non determina ritardi negli altri adempimenti indotti (a partire dal versamento dell’Iva). E’ bene ricordare come:

  • oltre il 99,4% delle imprese sono PMI;
  • di queste oltre il 95 è pure micro impresa con meno di 10 addetti (la maggior parte dei quali si occupa di produrre beni e/o servizi e non di fatturazione);
  • il 92% (dato 2016) dei file inviati all’Agenzia delle Entrate avviene tramite intermediari;
  • non solo nella prima fase ma per sempre il problema della trasmissione asincrona interesserà gli operatori tanto nelle aziende quanto negli studi.

Agnelli su Dl Dignità: “Chi è precario non può garantire la stabilità”

Così il Presidente di Confimi Industria sul delicato momento storico delle Pmi rispetto alle nuove normative.

“Chi è già precario, come lo sono le nostre Pmi, non può garantire stabilità di lavoro”. Così Paolo Agnelli Presidente di Confimi Industria che commenta il decreto dignità. “Chi da’ lavoro oggi, chi rappresenta il vero welfare in Italia sono le Pmi - continua Agnelli - Ci sono 4 milioni e 300 mila piccole e medie imprese nel Paese che danno lavoro a 16 milioni di persone e rappresentano il 73,8 % del Pil”.
“Queste imprese, che già non hanno chiuso come hanno fatto purtroppo 700 mila aziende in Italia negli ultimi 10 anni, stanno sul mercato con difficoltà incredibili. Le aziende in questo contesto sono le prime ad essere precarie perché non hanno certezza delle commesse e degli investimenti fatti. Come fanno a dare stabilità’ assumendo? Siamo di fronte al fallimento della globalizzazione, ad un Europa frantumata, alla politica frastagliata dei dazi, a incidenze sul costo del lavoro, dell’energia e del peso burocratico  senza paragoni”.

In Italia lavorano circa 6 milioni di imprese, il 97,7% di queste è composto da microimprese, se a queste aggiungiamo quelle che i criteri europei definiscono pmi si arriva al 99,8%. Questi i dati di InfoCamere che hanno introdotto oggi il tavolo di lavoro di Confimi Industria durante il quale la confederazione che rappresenta 30.000 piccole e medie imprese manifatturiere italiane ha presentato il suo Manifesto della manifattura. A discutere il manifesto insieme a Confimi, rappresentata dal presidente Paolo Agnelli, dal direttore generale Ramaioli e da una vasta delegazione di presidenti e direttori provenienti  dal territorio, alcuni esponenti delle forze politiche e sindacali. Costo dell’energia, costo del lavoro, accesso al credito, sburocratizzazione e sicurezza nei tempi di pagamento, necessità di adeguare la formazione alle richieste del mercato del lavoro, implementamento dei presidi per l’internazionalizzazione coinvolgendo le ambasciate, un unico contratto per la manifattura, riforma dei codici degli appalti fino alla proposta/provocazione di istituire un Ministero delle Piccole e Medie Industrie . Ecco i 10 punti che rappresentano le priorità da cui partire per rilanciare l’economia del paese e far tornare centrale il settore nelle strategie di politica industriale.

Confimi Industria prende parte ai tavoli di lavoro del Mise Direzione Generale Politica Commerciale Internazionale – Accesso dei beni italiani nei mercati esteri e difesa commerciale delle imprese e nella fattispecie ai tavoli relativi ad Acciaio e Alluminio. Confimi Industria prende parte ai tavoli di lavoro del Mise Direzione Generale Politica Commerciale Internazionale – Accesso dei beni italiani nei mercati esteri e difesa commerciale delle imprese e nella fattispecie ai tavoli relativi ad Acciaio e Alluminio. La comunicazione al sistema confederale vuol essere un invito al ricevere da parte degli associati indicazioni specifiche riguardo alla richiesta di licenze di importazione di acciaio e alluminio, nonché trasmettere informazione su problemi riscontrati di varia natura, sia di accesso al mercato sia di difesa commerciale nonchè temi relativi alle vigilanze in corso.