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Confederazione dell'Industria Manifatturiera Italiana e dell'Impresa Privata

Apindustria Confimi Verona: nell’innovazione la leva per far mantenere alle Pmi capacità produttiva, qualità del prodotto e controllo della filiera

È in crescita il settore agroalimentare italiano: è riuscito a conquistare buona parte delle quote del mercato mondiale. Un andamento lento, ma continuo, in controtendenza rispetto al comparto manifatturiero. Grazie anche alle nuove tecnologie: al rinnovamento, definito Impresa 4.0, che ha permesso alle Pmi di acquisire competitività. Con molte potenzialità che restano ancora da sfruttare.

«Oggi l’agroalimentare italiano conta circa 140 miliardi di fatturato (dati 2018). Le Pmi sono vitali per capacità produttive, con un’incidenza di circa l’80%. Il 32% del nostro prodotto interno agroalimentare è destinato all’export. C’è una stabilità nelle produzioni interne, ma la crescita più incredibile registrata negli ultimi anni è l’esportazione che interessa i diversi continenti», ha evidenziato Pietro Marcato, presidente di Confimi Industria Alimentare, all’incontro “Innovation: le tecnologie amiche delle Pmi per crescere in uno scenario sempre più competitivo” che si è tenuto ieri nella sede di Apindustria Confimi Verona. Secondo momento di confronto, il primo si è tenuto a Torino, organizzato nell’ambito del progetto ideato da Confimi Industria Alimentare con le partnership di Schneider Electric, Tempor Spa e CSQA Certificazioni.
«Verona e il Veneto sono, in questo momento, contenitori di prodotti di alta nicchia nel rispetto delle tradizioni agroalimentari venete e veronesi, che ancora di più manifestano questa tendenza. Il capoluogo scaligero in particolare nel settore dolciario, degli insaccati e della pasta ha performance che continuano a essere importanti», ha aggiunto. In questo panorama s’inserisce l’apporto che le tecnologie possono dare alle Piccole e Medie Imprese: una leva per mantenere capacità produttiva, qualità del prodotto, controllo della filiera. «Sicuramente Impresa 4.0 ha dato benefici fiscali alle aziende – ha rimarcato il referente di Confimi Industria Agroalimentare –. Ora abbiamo bisogno di qualcosa di più: di un Governo che sia veramente vicino alle esigenze dell’agroalimentare italiano».
Tra gli esempi di innovazione riportati c’è “Blockchain Plaza”: progetto ideato per condividere esperienze, idee, proposte sulle tematiche della blockchain nel comparto agroalimentare. «Vogliamo arrivare a garantire, oltre all’origine, l’originalità delle nostre produzioni e dare al consumatore finale tutte quelle garanzie che chiede il Made in Italy», ha chiarito Michele Zema, direttore commerciale di CSQA Certificazioni.

Il modello Blockchain Plaza è aperto e destinato a prendere piede, come successo negli anni Novanta con Internet, ha concluso: «È una tecnologia che farà parte sempre più della nostra vita. La finalità è collegare consumatore finale all’azienda di produzione e accorciare, in maniera virtuale, i passaggi della filiera». Una rivoluzione che vede il consumatore diventare soggetto attivo, non più passivo: collegandosi con lo smartphone alla blockchain, fornirà infatti ritorni diretti alle varie aziende.
Ai saluti di Fabio Ramaioli, direttore di Confimi Industria, sono seguiti focus su aziende che hanno intuito e sfruttato il potenziale di Impresa 4.0. A partire da Schneider Electric: Andrea Calabrese, direttore commerciale Nord-Est Clienti finali, e Francesco Mettifogo, Ecostruxure Technology advisor, hanno illustrato le opportunità offerte agli imprenditori dalla digitalizzazione.
Tra i vari casi di successo quelli raccontati da Cristina Furini, system & architecture engineer di Schneider Electric, e da Flavio Lorenzin, presidente di Apindustria Confimi Vicenza. Infine Sebastiano Maurizio Messina, professore ordinario di Diritto tributario dell’ateneo scaligero, ha descritto quali benefici fiscali e incentivi possono essere sfruttati dagli imprenditori per l’adozione di tecnologie avanzate.


Foto evento: https://photos.app.goo.gl/MFRrW5HpXDwe8aA58