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Confederazione dell'Industria Manifatturiera Italiana e dell'Impresa Privata

API Torino: basta annunciare riforme fatte con i soldi delle imprese e dei lavoratori

Alberto: “Le aziende torinesi non sono un bancomat, mentre hanno bisogno
di strumenti per la crescita, non di giochetti finanziari e d’immagine”

“Occorre fare capire al Governo che non è possibile compiere le riforme con i soldi delle imprese e di chi lavora”. Corrado Alberto – Presidente di API Torino la principale territoriale di Confimi Impresa -, è netto nei confronti della strategia sul lavoro e per lo sviluppo avviata dal Premier Matteo Renzi e aggiunge subito: “Torino e il Piemonte stanno già soffrendo abbastanza per i problemi generati dalla situazione locale. Aggiungere altri problemi è semplicemente assurdo e pericoloso anche dal punto di vista sociale. A questo punto è proprio da Torino che deve partire un forte moto di ribellione contro programmi calati dall’alto che non tengono conto delle reali condizioni delle imprese”.

Secondo una recente indagine dell’Ufficio Studi di API Torino, il 17% delle imprese ha ordini solo per 15 giorni, circa il 70% delle imprese pensa di diminuire gli investimenti mentre aumenta al 74% il numero delle aziende che soffre di ritardi nei pagamenti.

Il Presidente di API poi dice: “Abbiamo iniziato con il bonus di 80 euro recuperato, di fatto, con tagli alla spesa della Pubblica Amministrazione che ricadono sui fornitori e quindi sulle imprese. Adesso si vuole dare 100 euro in busta paga traendole dal Tfr e tartassando quindi ulteriormente le aziende, molte delle quali subirebbero delle ulteriori pesanti crisi di liquidità. E non mi pare che l’idea di usare i soldi della Bce per questa operazione, creando ulteriore indebitamento, generi sviluppo e quindi ripresa economica. Le risorse della Bce devono essere usate per creare investimenti che possano mettere in moto un volano positivo per l’economia. Tutto senza contare il fatto che, ad oggi, rimangono molte incognite sul tipo di tassazione alla quale verrebbe sottoposto il tfr in busta e sugli effetti che potrebbe avere sul complesso del reddito percepito arrivando anche a mettere a rischio la possibilità di usufruire del bonus degli 80 euro. Insomma, si rischia di creare un pasticcio inutile e costoso senza vantaggi per nessuno. L’unico risultato sarebbe confermare il fatto che il Governo considera le imprese una sorta di Cassa depositi e prestiti, un bancomat a disposizione di Renzi”.

Alberto prosegue spiegando che “nemmeno la riduzione dei diritti camerali (le quote che ogni impresa deve obbligatoriamente versare alla Camera di commercio del proprio territorio), genereranno vantaggi per le aziende. I diritti sono pressoché la più importante fonte di finanziamento per le Camere di commercio: una loro riduzione comporta un inevitabile taglio, pesante, ai servizi erogati dalle stesse. Che vantaggio arriverà per le imprese?”.

“Ciò che occorre – dice ancora Alberto -, è rendere il nostro territorio attrattivo per gli investimenti; un luogo dove si possa produrre bene, sfruttando le grandi capacità che ancora ci sono e creando quindi le condizioni per impedire la fuga di imprese e cervelli dal Paese. Da questo punto di vista, anche la questione dell’articolo 18 è assolutamente un falso problema. E’ necessario pensare a strumenti per la crescita reale, non solo a problemi che piacciono ai sindacati.