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Confederazione dell'Industria Manifatturiera Italiana e dell'Impresa Privata

Form finanza Confimi Emilia - dall'articolo di Prima Pagina Modena del 16 dicembre

Form finanza Confimi Emilia 
Mediamente soddisfacente il rapporto con il sistema bancario; metà delle imprese intervistate sono esportatrici

Questa volta sono le aziende che danno il “rating” alle banche: il voto è contenuto nell’ultimo “Form finanza” di Confimi Emilia, il quale, insieme agli altri dati relativi alla salute finanziaria delle imprese associate, ha inserito anche la domanda circa la valutazioned i tipo qualitativo del rapporto con gli istituti di credito. L’analisi, presentata il 15 dicembre, riferita ai dati del 2014, comprende tre delle province che fanno capo all’associazione manifatturiera: Bologna, Modena e Reggio Emilia, e fotografa un campione di 273 imprese che in stragrande maggioranza sono micro e piccole, ovvero sino a 50 dipendenti, e in prevalenza del settore metalmeccanico.

Ci sono Bper, Unicredit e Banco Popolare sul podio delle valutazioni, che rispecchiano anche il numero di conti correnti tra gli associati. Istituti ben presenti sul territorio e di consistenti dimensioni (tutti e tre sono quotati), che migliorano in questa valutazione degli associati Confimi rispetto al 2013, come buona parte delle prime tredici banche.

Ma se il rapporto col credito è basilare, soprattutto in un sistema che è tradizionalmente “bancarizzato” e in cui, nel caso particolare di micro e pmi è al momento «utopistico », come dice il presidente di Confimi Emilia Giovanni Gorzanelli, pensare a un’alternativa nel mercato dei capitali (quotazioni, bond), a inquadrare il momento delle pmi regionali c’è anche la presenza sulla scena internazionale. Da qui emerge una situazione incoraggiante, anche se migliorabile: circa la metà del campione di aziende ha un mercato estero, tuttavia solo il 16% ha una vera e propria rete commerciale fuori dall’Italia. La Germania si conferma Paese di riferimentoper le esportazioni, davanti a Stati Uniti e Francia; i problemi che riguardano Russia (sanzioni) e Cina (rallentamento di un’economia cresciuta prima a ritmo spaventoso) condizionano i dati negativi rispetto al 2013.
In previsione del 2016 è invece incoraggiante la fiducia in un percorso di ripresa, testimoniato dal 54% di aziende che prevedono investimenti. E significativa è la quota del 26% che pensa di farlo in risorse umane.