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Confederazione dell'Industria Manifatturiera Italiana e dell'Impresa Privata

Manovra2020 | Confimi in audizione: “Attenzione all’industria o non ci sarà ripartenza”

“Il cambiamento delle modalità del lavoro e delle professionalità richieste e la trasformazione tecnologica dei fattori produttivi rappresentano la sfida epocale che ci può definitivamente rilanciare o compromettere e pur comprendendo le impellenti necessità di far quadrare i conti è ora di dotare il Paese di un politica industriale efficace ormai assente da decenni” così Confimi Industria rappresentata dal Direttore Generale Fabio Ramaioli, ha esordito davanti alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato in seduta comune in audizione sulla Legge di Bilancio. 

L’analisi di Confimi e la denuncia di una politica industriale efficace nascono da una avvilente fotografia scattata dalla Confederazione dell’industria manifatturiera: molto del know-how custodito in azienda viene perso ogni giorno perché ogni giorno chiudono 250 imprese e 3 delocalizzano. In dieci anni si è detto addio a oltre 850 mila imprese. 1 milione e 800 mila sono le persone impiegate in aziende italiane all’estero.

E per questo Confimi Industria chiede che nella Legge di Bilancio vengano inserite misure coraggiose, che ancora non si intravedono, per un vero sviluppo industriale.

Confimi Industria infatti ha fatto notare che assoluta esigenza per il mondo produttivo è la riduzione delle tasse sul lavoro che deve essere rivolta anche alle imprese e non soltanto giustamente ai lavoratori.  “Uno dei fattori che rende meno competitive le imprese italiane, anche rispetto ai competitor europei, è proprio il cuneo fiscale” ricorda Ramaioli. “Una disparità che provoca a catena una serie di effetti depressivi sull’economia”.

Al momento, secondo Confimi, si stanno rimandando interventi risolutori per il rilancio competitivo delle industrie con il rischio di balzelli di tasse che se confermate sulla sugar tax, sugli imballaggi di plastica e su plastica di riciclo,  sulle auto aziendali, su probabili aumenti di accise energetiche,  probabilmente costeranno, tra l’altro, anche alle famiglie più dei 540 euro annui che si erano ipotizzati con l’aumento dell’IVA.

Sul tema delle tasse etiche Confimi  ha segnalato che sarebbe allora opportuno facilitare le alternative green con una premialità attraverso un credito di imposta per chi sceglie soluzioni ecosostenibili.

Confimi ha rinnovato  l’urgenza di intervenire su:

  • Riduzione del costo del lavoro sulle imprese(è l’11% in più della media europea) agendo in primis sul c.d. cuneo fiscale;
  • Rimodulazione  del carico fiscale, che incide oggi sulle imprese per circa il 65% degli oneri totali, trasferendo la tassazione, che ora incide pesantemente sui fattori della produzione (lavoro, energia) a valle, permettendo ai prodotti italiani di essere maggiormente competitivi: Confimi Industria chiede che vengano tassati gli utili - magari un po’ meno quelli reinvestiti - ma non certo il lavoro e gli altri fattori produttivi. La conferma del taglio dell’aliquota IRES riduce il tax rate nominale (utile ai fini del confronto internazionale) ma rappresenta una misura a prevalente vantaggio di poche grandi imprese.Come dimostrano i dati MEF (gennaio 2017 su base 2014) infatti oltre la metà dell’Ires (51,68%) è pagata dalle imprese di maggiori dimensioni (quelle con oltre 50 milioni di euro di volume d’affari) che sono solo lo 0,62% dei contribuenti IRES.
  • Riduzione del costo energetico(è l’87% in più per la fascia PMI in Europa, quelle che sono nella fascia 2.000-20.000 MW fonte Eurostat) che avviene attraverso la quadruplicazione delle accise che vengono caricate in bolletta;
  • Riduzione  del carico burocratico, vale a dire semplificare, per numero e per modalità, gli adempimenti che gravano sulle imprese.
Sul lato di alcuni provvedimenti Confimi trova positivo il mantenimento delle misure legate a industria 4.0, al rifinanziamento della Sabatini, al superammortamento e iperammortamento, che rischiano di venire depotenziate però da una mancanza di credito erogato da parte delle banche spinte dalla stretta operata dagli organi europei EBA-BCE.

E proprio sul credito avanza una proposta: se non si riesce ad incidere sulla concessione del credito, almeno si aiuti le imprese a riscuotere i propri crediti B2B con strumenti autogestibili attraverso la fatturazione elettronica che spingano verso il rispetto dei termini di pagamento a favore del creditore rovesciando il paradigma di un sistema che, invece, continua ad agevolare i cattivi pagatori.

Grande la delusione e la contrarietà di Confimi per quel che riguarda la questione IMU visto lo stop alla progressiva riduzione della indeducibilità dell’IMU sugli immobili strumentali ancorata definitivamente al 50%”. E’ stato ricordato come i capannoni rappresentino la casa delle imprese e che il decreto crescita (art. 3 DL 34/2019) aveva invece sancito la piena deducibilità (100%) a partire dal 2023 con un percorso graduale.

Cavallo di battaglia di Confimi Industria rimane la semplificazione. Il direttore Ramaioli ha ricordato che dal 2015 (d.lgs semplificazioni n. 175/2014) ad oggi si contano oltre 50 nuovi adempimenti e novità ad elevato impatto operativo a cui vanno aggiunte l’introduzione pressoché generalizzata della fatturazione elettronica e la trasmissione telematica giornaliera dei corrispettivi con i nuovi Registratori telematici.

Su questi temi Confimi ha sottolineato l’urgenza di intervenire subito:

  • riducendo le scadenze dell’esterometro(12 sono troppe)
  • semplificando la detrazione dell’Iva sulle fatture di fine anno (non si possono avere regole 11 mesi in un modo e per quelle di dicembre in un altro)
  • dicendo no al blocco delle compensazioni per il versamento dei contributi relativi dei dipendenti dell’appaltatore (art. 4, co.15, DL 124).Non deve esserci un ulteriore stretta (art. 3 DL 124) sull’utilizzo delle compensazioni dei crediti da dichiarazioni redditi, Irap ed RU. Le imprese non possono essere  il bancomat dello Stato.
  • Dicendo no all’estensione dello split payment nelle ritenute su appalti e subappalti (art. 4 DL 124) e lo split payment vero, quello Iva, è in scadenza il 30/06/2020e non va prorogato; stop anche alla ritenuta di acconto dell’8% su ecobonus .
 

In chiusura di intervento e nella memoria consegnata Confimi Industria si è soffermata poi su:

  • Ripristinare le detrazioni fiscali del 65% per infissi e schermature solari e rendere strutturali le detrazioni per la riqualificazione energetica.
  • Plastic Taxuna tassa del genere definita “etica per l’ambiente” senza oltretutto fornire una valida alternativa strutturata con un indirizzo preciso, diventa una tassa. Si tratta di un ulteriore costo che grava sulle imprese della filiera e un aggravio sui consumatori.  Le imprese tra l’altro già pagano un contributo ambientale molto oneroso per il fine vita degli imballaggi plastici al CONAI/COREPLA.                                                                                                                        
  • Parità di trattamento negli strumenti agevolati fra pubblicità stradale e altri settori pubblicitari
  • Proposte per rivedere la Local tax prevista dall’art. 97 con l’inserimento di una tariffa standard che genera incertezze per chi opera su una pluralità di settori 
  • Proposte per teleriscaldamento a biomassa legnosa per  intervento strutturale di primario interesse generale per il territorio per pianificare il rilancio delle zone rurali e montane
  • Lotta all’evasione: prioritario e assolutamente necessario intervenire su chi evade il fisco. I principali concorrenti delle aziende sono le imprese che operano nel sommerso. Questa operazione però non deve essere fatta criminalizzando l’intero tessuto produttivo. Attenzione a non mettere tutti sullo stesso piano: chi effettua frodi in mala fede e chi non versa l’Iva perché non riesce a incassare i propri crediti. Lo Stato aiuti l’impresa creditrice a riscuotere da quella che non la paga sfruttando il meccanismo delle note di variazione Iva e la fatturazione elettronica e innescando un meccanismo spontaneo in grado di ridurre i ritardi di pagamento.
  • Piano per il SUD:si avverte sempre più l'esigenza di valorizzare le grandi eccellenze che il Sud ha: la meccatronica, l'aerospazio, la logistica, l'industria culturale e creativa. Matera, Capitale Europea della Cultura del 2019 è un patrimonio sul quale costruire il prossimo sviluppo fin da subito. Ma ci vogliono pianificazione e risorse. Non finanziamenti a pioggia.  Proprio con un occhio al sud ha chiuso il suo intervento Confimi Industria: le ZES (Zone Economiche Speciali) rappresentano una grande opportunità, ma si può  fare di più trasformando l'intero Meridione in una zona economica esclusiva, dove attrarre nuovi investimenti e insediamenti significativi, a partire dall'Industria 4.0 e dall'ambiente.