I cookie ci aiutano ad erogare servizi di qualità. Utilizzando i nostri servizi, l'utente accetta le nostre modalità d'uso dei cookie.

Confederazione dell'Industria Manifatturiera Italiana e dell'Impresa Privata

Chini (Confimi Meccanica) “Bene la transizione green ma lo stato favorisca la trasformazione e tuteli l’industria dai mercati globali”

103 a 88. È il risultato della partita Italia-Germania sul tema del circolarità dei rifiuti e il nostro paese ne esce vincitore. Un successo che sembra premiare non solo le imprese virtuose che lo rendono possibile ma anche gli impegni di governo verso un “green new deal” che vede le istituzioni impegnarsi su più fronti: Manovra 2020, Decreto Clima e Legge Salva Mare.
Un’Italia sostenibili e verde è quindi possibile e a fare il punto su necessità e opportunità è Confimi Impresa Meccanica che a Bari, in occasione del Mecspe ospitato all’interno della Fiera del Levante, si è confrontata con gli imprenditori locali, il Vice Sindaco, il Politecnico di Bari, il distretto produttivo La Nuova Energia e stakeholder come Schneider Electric.

“Pur registrando un’emergenza rifiuti in alcune regioni, l’Italia è il Paese europeo con la più alta percentuale di riciclo, raggiungendo oltre il 79% dei rifiuti totali avviati a riciclo, il doppio rispetto alla media europea (38%)” ha detto Riccardo Chini presidente di Confimi Meccanica in occasione del suo intervento, “eppure le previsioni ci dicono che nel 2050, procedendo in questa direzione, si potrebbe garantire al massimo il 55% della riduzione delle emissioni di gas serra”.
Un risultato che, studi alla mano, si potrebbe migliorare intervenendo su 5 settori specifici: acciaio, plastica, alluminio, cemento e produzione di cibo, che consentirebbero nel  2050 di ridurre del 40% (ovvero 3,7 miliardi di tonnellate) le relative emissioni mondiali di CO2.
Non solo numeri e buoni propositi: l’attenzione delle imprese italiane per l’ambiente è evidente anche nella crescita dei brevetti green (3.500 negli ultimi 5 anni) che certificano l’introduzione di innovazioni di processo o di prodotto a basso impatto ambientale.
“L’impegno degli industriali però da solo non basta – ha sottolineato Chini - condizione imprescindibile è che l’Italia si doti di infrastrutture dedicate a sviluppare: programmi di ricerca e sviluppo, si adoperi nella diffusione delle migliori tecnologie e pratiche disponibili; potenzi la formazione – compreso il life long learning -  rafforzi le attività e i servizi per il mercato delle materie prime seconde e per i prodotti realizzati con materiali provenienti dal riciclo; implementi i servizi di informazione, di misurazione e di rendicontazione e, ovviamente, i servizi finanziari per lo sviluppo dell’economia circolare”.  E su questo aspetto il presidente di Confimi Meccanica si è soffermato ancora.
 “Occorre garantire l’accesso al credito a chi scommette sulla conversione all’economia circolare, attraverso green bond, agevolazioni fiscali, riequilibri fiscali e sussidi. Confidiamo nella misura annunciata dal Governo e finalizzata a orientare il Piano “Industria 4.0” verso l’economia circolare: una misura che consentirebbe alle imprese che effettuano investimenti green di beneficiare di un credito di imposta al 40%”.
“Gli sforzi richiesti all’industria nazionale ed europea – arriva il monito del presidente Chini -  dovranno essere accompagnati da un rafforzamento delle misure di disciplina della concorrenza internazionale: il mercato globale, e in particolare del sud est asiatico, potrebbe divenire ancor più invasivo se i nostri prodotti si caricassero di un eccessivo onere “verde”.
Le preoccupazioni di Chini sono più che fondate e la recente Plastic Tax ne è l’esempio più calzante: una filiera nel complesso che comprende 10 mila imprese, 150 mila addetti e 40 miliardi di euro di fatturato, messa a in difficoltà rispetto ai competitor europei e mondiali, per l’ambizione di essere il primo paese plastic free.
“Come imprenditori e industriali sposiamo la necessità di una transizione green ma al tempo stesso è forte il timore che la fretta faccia compiere errori di valutazione a danno della sopravvivenza di interi comparti, dalla carta al tessile, dalle costruzioni all’alimentare. Fondamentale – ricorda in chiusura il presidente Chini - sarà accompagnare con le giuste risorse questa trasformazione verso modelli di produzione sostenibili e in linea con gli obiettivi europei della green economy”.
“Da parte delle imprese è sempre maggiore la consapevolezza della necessità di investire sul fattore green e sull’economia circolare. Si tratta infatti di investimenti che certamente produrranno ritorni economici e di sistema interessanti, come quelli che in passato furono fatti per elevare il livello qualitativo della nostra manifattura, ma che vanno quindi finanziati con fonti di medio-lungo termine”.
“In termini più ampi – ha sottolineato il presidente Chini in chiusura di discorso -  l’Europa così come si sta adoperando con l’industria 4.0, continuando ad agire per consolidare l’enorme patrimonio di cultura industriale e manifatturiera, deve anche elaborare una visione di sostenibilità e consumo responsabile delle risorse.
Ciò ci permetterà di giocare un ruolo attivo e propositivo rispetto ad altre aree del mondo in un processo di globalizzazione che dovrebbe essere sempre più inclusiva e non conflittuale”.