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Confederazione dell'Industria Manifatturiera Italiana e dell'Impresa Privata

Intervista a Paolo Agnelli, Presidente di Confimi

   Paolo Agnelli, Presidente ConfimiPresidente ci spiega che cos’è Confimi e i motivi della sua costituzione?

Confimi è l’acronimo di Confederazione delle industrie manifatturiere italiane; è la volontà di rappresentare in Italia unicamente il mondo delle PMI manifatturiere. Sottolineo unicamente perché troppo spesso nel panorama associativo del nostro Paese si mescolano formule eterogenee nelle quali convergono aggregazioni di vario genere: PMI industriali e artigiane, società commerciali, liberi professionisti, assicurazioni, servizi alle persone, banche. Confimi ha l’obiettivo di specializzarsi nella salvaguardia dell’unico comparto che ha caratterizzato la fortuna del nostro Paese: la manifattura, senza rincorrere alla necessità di allargare i propri numeri solo per aumentare la rappresentanza fine a se stessa. Oggi è indispensabile svincolarsi dai metodi di gestione che certe organizzazioni datoriali nazionali adottano o hanno adottato come fondamento della loro politica industriale. Metodi che rappresentano l’antitesi degli interessi delle imprese e che, senza un cambiamento radicale, non saranno in grado di fronteggiare le profonde trasformazioni in atto.

Cosa e chi rappresenta Confimi e quali obiettivi si pone nell’immediato e nel medio periodo?

Due sono gli obiettivi prioritari:

  • In Confimi sono rappresentate tante piccole e medie industrie italiane che si pongono quale primo obiettivo quello di stare insieme sulla base volontaria perseguendo un progetto comune: quello di tornare ad essere il “sindacato” degli imprenditori manifatturieri in grado di tutelarli e di farli crescere. Confimi deve essere in grado di progettare e di predisporre per queste imprese situazioni “tailor made” come se si dovesse per loro confezionare sempre abiti sartoriali su misura;
  • all’esterno Confimi deve nell’immediato far capire alla politica e agli economisti la gravità irreversibile e gravissima in cui versa la competitività del manifatturiero italiano e le relative ripercussioni sociali che potrebbero scaturire dall’ennesimo rinvio nell’individuare una vera politica industriale capace di guidarci per i prossimi 20/30 anni e che manca in questo Paese da almeno 20.

Non Le sembra che nell’attuale congiuntura la nascita di una nuova organizzazione imprenditoriale possa disorientare gran parte della PMI italiana e del Nord in particolare?

Al contrario. Le imprese sono stanche di associazioni autoreferenziali che non riescono ad intercettare i veri bisogni delle aziende aderenti e che non riescono a comprendere il linguaggio di queste imprese. Ci stanno lanciando dei segnali precisi. Le imprese manifatturiere vogliono un’associazione che parli la loro lingua, non il “politichese”, non il “burocratese”. Oggi siamo di fronte ad un cambiamento epocale in campo politico ed economico. Il mondo della rappresentanza non può restare sempre lo stesso, deve modificarsi o verrà spazzato via. Oggi tutti vogliono “rappresentare” tutti. La forte concorrenzialità ha portato a rappresentare all’interno della stessa organizzazione interessi fra loro inconciliabili. Noi invece cercheremo di lavorare per proporre soluzioni e risposte concrete indirizzate ad unico portatore di interessi.

Quali associazioni territoriali hanno aderito a Confimi?

Al momento hanno aderito come soci fondatori le API (associazioni delle piccole e medie industrie) delle province di Bergamo, Modena, Verona, Vicenza. Sono in fase di definizione le adesioni di altre 10 realtà fra cui alcune categorie settoriali, API del Nord-Ovest, del Centro e un paio di realtà del Sud, in attesa di passaggi statutari e assembleari.

Quale rapporto intendete instaurare con le istituzioni locali, regionali, nazionali e comunitarie?

Innanzitutto conserveremo gli ottimi rapporti instaurati nei decenni con le istituzioni locali che sono mantenuti e monitorati in maniera eccelsa dalle nostre territoriali. Poi cercheremo di stimolare ancora di più le Istituzioni attraverso temi di confronto offrendo proposte concrete, provando a ribaltare il concetto secondo il quale le Istituzioni prima convocano le parti su temi suggeriti da questa o quella parte sociale/economica, e poi partono le consultazioni e i tavoli di confronto. Soprattutto a livello locale vorremmo insieme alle Istituzioni liberarci dai formalismi che spesso diventano ossequiosi e infastidiscono le imprese che hanno bisogno di risposte in tempi brevissimi.

Con i livelli regionali e nazionali dovremmo volare “più alto” provando ad individuare 2/3 temi di alta politica industriale fornendo analisi complete sulle necessità della nostra manifattura. A fine mese ci presenteremo a livello nazionale con una iniziativa che si terrà presso la Camera dei Deputati. Sul fronte comunitario diventa fondamentale il ruolo che si può intrecciare con le Istituzioni regionali su due direttrici:

  • lavorare insieme per ottenere a livello europeo normative maggiormente rispondenti alle esigenze delle imprese e meno penalizzanti;
  • formarsi per essere sempre più pronti a rispondere alle chiamate dei bandi europei che rappresentano ormai quasi le uniche forme di finanziamento per i progetti di innovazione e di ricerca.

 E quale con le altre organizzazioni imprenditoriali?

In questo momento stiamo orientando tutti gli sforzi verso la promozione di una rappresentanza datoriale che sia trasversale rispetto agli attuali schemi associativi, in grado cioè di riqualificare le relazioni industriali ed economiche, partendo dalle reali esigenze delle aziende. Ci potranno essere campi di azione che ovviamente si intrecceranno con le altre associazioni imprenditoriali quando in questi campi troveremo interessi che vadano incontro alle esigenze dei nostri associati.

Quindi massima collaborazione con tutti quando i programmi coincideranno negli obiettivi.

Tra i tanti problemi che dovrete affrontare come intendete muoverti con il sistema creditizio?

Cercheremo di tornare a stringere forti rapporti con le banche locali sul territorio e lavoreremo con due/tre partners adatti sul piano nazionale ad affrontare al meglio le sfide dell’internazionalizzazione. Un altro obiettivo deve essere quello della rivalutazione dei capitali intangibili delle PMI che restano le uniche vere risorse su cui contare per un rilancio della nostra economia a patto che lo Stato intervenga sui costi della manodopera e dell’energia, e sulle tassazioni che ostacolano investimenti e assunzioni. Chiederemo poi lo sblocco dei fondi già disponibili a favore di infrastrutture, mobilità, energie pulite. Proporremo un pacchetto di interventi esclusivamente rivolti alle esigenze della manifattura: primo tra tutti la necessità di studiare nuovi parametri di valutazione delle imprese manifatturiere diversi da quelli attuali. È già operativo un servizio ad esclusivo supporto delle PMI manifatturiere sul versante dell’analisi finanziaria e del calcolo del rating.

E con le organizzazioni sindacali?

Il rapporto con le Organizzazioni Sindacali per noi è uno dei temi principali della nostra agenda, perché il tema del lavoro è quello che ci sta maggiormente a cuore. Dovremo fare blocco comune contro un sistema politico ed economico che risulta incapace di coniugare rigore con crescita. Abbiamo obiettivi concreti per quanto riguarda le relazioni sindacali, segnate oggi da un’impasse che sconfina troppo spesso nell’ideologia da ambo le parti. Vogliamo proporre nuovi modelli e nuovi parametri che tutelino maggiormente la manifattura partendo da un dialogo aperto e costruttivo con le organizzazioni dei sindacati dei lavoratori, soprattutto a livello locale. L’obiettivo finale è l’adozione di un nuovo contratto unico per le PMI manifatturiere. Vogliamo che ci sia reciproca comprensione sulle difficoltà che il mondo dell’impresa manifatturiera sta vivendo da alcuni anni. Ma vogliamo che si sappia che noi negli anni abbiamo investito molto e mantenuto strutture solide con grandissimi sacrifici perché crediamo ancora che la manifattura nel nostro Paese sia la chiave di volta per tornare a crescere. Chiediamo ai sindacati di credere con noi di Confimi a questa svolta e a questa voglia di tornare a crescere stringendo un’alleanza. Bisogna riformare insieme un sistema che deve alleggerire il costo del lavoro e riconoscere migliori livelli retributivi, passando anche da una rivisitazione del sistema della bilateralità che deve essere a sostegno unico del mondo delle imprese e dei lavoratori senza farsi condizionare da derivazioni utili magari al sostentamento delle associazioni e degli apparati centrali.

Che tipo di struttura organizzativa intendete adottare con Confimi? 

Le associazioni territoriali che sono già confluite in Confimi e quelle che aderiranno manterranno la loro autonomia e la loro organizzazione già esistente. In Confimi soltanto gli industriali manifatturieri potranno ricoprire le cariche più importanti, ciò per evitare che ai vertici della governance possano arrivare imprenditori improvvisati o personaggi “travestiti” da imprenditori con obiettivi inconciliabili con gli interessi delle nostre imprese. Confimi a livello nazionale si doterà di una struttura leggera la cui preoccupazione non sarà quella di giustificare la propria esistenza con apparati mastodontici quanto inefficienti, bensì quella di dare pronte risposte alle esigenze delle PMI italiane facendo sintesi delle proposte e delle richieste che proverranno dalle associazioni territoriali e dalle Categorie produttive. Ci saranno tanti focus group in loco con gli imprenditori per provare a trovare concretezza, tempestività nelle scelte e nelle risposte, individuando fra imprenditori e struttura finalmente una prospettiva di medio-lungo periodo su tematiche che effettivamente arrivano dalla base imprenditoriale. Da questo lavoro emergeranno documenti mirati che saranno oggetto di confronto con i decisori regionali e nazionali di riferimento. Il tutto dovrà essere finalizzato nei primi anni di attività ad ottenere significativi risultati su quattro macro aree: nuove relazioni industriali; credito; internazionalizzazione e nuovi mercati; cultura d’impresa.