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Confederazione dell'Industria Manifatturiera Italiana e dell'Impresa Privata

Confimi: il decreto del Governo sui pagamenti della Pubblica Amministrazione penalizza le PMI

Confimi, la Confederazione industrie manifatturiere italiane, sottolinea come le imprese si trovino oggi a fare i conti con le disposizioni contenute nello schema di decreto legislativo in attuazione della direttiva europea 2011/7/UE. Tali disposizioni invece di sostenere le PMI le penalizzano fortemente oltre a subire la perdurante fase di recessione economica, accompagnata da un eccesso di fiscalità e ad una burocrazia sempre più soffocante.

Confimi non comprende i consensi espressi sul recente decreto governativo che, recependo la direttiva europea 2011/7/UE, obbliga da un lato l'Amministrazione pubblica a saldare i propri debiti nei confronti delle imprese nell'arco di 30, massimo 60 giorni, mentre dall'altro deteriora il quadro delle norme che dovrebbero tutelare la regolarità dei pagamenti tra impresa e impresa.

 

Un ennesimo provvedimento che tutela le grandi industrie e non certo le micro e piccole aziende che costituiscono l'ossatura economica e produttiva del nostro Paese. Come dimostra una nostra recente indagine, solo una piccolissima percentuale di aziende manifatturiere vanta crediti nei confronti della P.A., mentre la stragrande maggioranza - dal punto di vista dei mancati pagamenti - è di fatto ostaggio delle grandi industrie.

Questo decreto non prevede alcuna garanzia in riferimento ai rapporti tra imprese manifatturiere che riguardano il 97% dei crediti non riscossi. Le nuove regole che scatteranno per le transazioni commerciali che si concluderanno dal 1° gennaio 2013 in poi, non muteranno di una virgola la pesante situazione creata da imprese, spesso subappaltatrici, che con la loro politica di vergognosa dilazione dei debiti, hanno costretto molti imprenditori a chiudere i battenti o li hanno posti di fronte ad una forte crisi di liquidità.

Giustamente, per ciò che concerne il settore agroalimentare si è ritenuto doveroso fissare l'improrogabilità dei pagamenti. Non si capisce perché si lasci alla contrattazione tra imprese una libertà contrattuale tale da non porre alcun effettivo limite temporale, da un punto di vista sostanziale, se i termini sono pattuiti per iscritto.

L'unica limitazione, del tutto marginale, sarebbe data dall'ipotesi in cui i termini stabiliti siano "gravemente iniqui per il creditore", con la possibilità che il Giudice, a distanza di anni, dichiari la nullità del contratto. La bozza del testo emanata dal Governo inoltre prevede la possibilità che nei rapporti tra privati le imprese stabiliscano pagamenti rateali senza limitazione ed elimina l'effetto di deterrenza costituito dall'interesse di mora, previsto dalla disciplina in vigore. Insomma, oltre al danno la beffa.

Ufficio Stampa per CONFIMI:

Consenso – Piazza San Lorenzo in Lucina 4, Roma

Grazia Spinosa – 347 7873336 - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.