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Confederazione dell'Industria Manifatturiera Italiana e dell'Impresa Privata

Indagine congiunturale Confimi Industria – Agnelli: “Risultati discreti, manodopera specializzata e cuneo fiscale le soluzioni a cui porre rimedio subito”

Dopo 10 anni di dati negativi, arrivano i primi segnali incoraggianti in campo economico e industriale. La ripresa sembra leggermente consolidarsi e il fatturato delle nostre PMI torna a crescere" commenta così Paolo Agnelli, Presidente di Confimi Industria, i dati emersi dall’indagine congiunturale che ha coinvolto gli imprenditori della confederazione. "Ma c’è un dato su cui riflettere, la difficoltà delle aziende a trovare figure professionali adatte, è ora di investire in questo campo” .
Due imprenditori su tre sostengono infatti di avere difficoltà nel trovare personale specializzato, problema riscontrato soprattutto nel settore metalmeccanico.
Perfino in Lombardia, culla del manifatturiero, il 70% delle aziende lamenta la mancanza di personale qualificato.
Questo emerge dal centro studi di Confimi Industria che ha analizzato i dati emersi dalla consultazione con gli associati ad aprile e che ha evidenziato come un’azienda su quattro si aspetti di veder crescere il proprio fatturato fino al 10% nel prossimo semestre. 
Ottimismo riscontrato anche dal fatto che 9 aziende su 10 dichiarano di non aver usufruito di ammortizzatori sociali nell'ultimo semestre, né prevede di utilizzarli. 
Non solo: l’83% delle aziende oggetto dell’indagine utilizzerà nei prossimi mesi leve di competitività legate all’innovazione di prodotto e di processo nonché intraprenderà azioni di marketing e investirà in tecnologie. 
I dati della congiuntura di Confimi Industria segnalano una buona proiezione per i prossimi mesi con dati positivi anche su produzione e ordinativi.
“La rotta si è invertita anche se bisogna tenere ben presente che ci saranno tassi di crescita bassi – continua Agnelli - ci sono ancora forti timori soprattutto in riferimento alla ridotta marginalità e alla concorrenza sui prezzi di altri paesi”.  
Tra le richieste degli associati alla politica quella di intervenire sulla riduzione del cuneo fiscale, sul costo del lavoro e in generale sull’eccesso di burocrazia.
“L’Ocse nel suo rapporto Taxing Wages 2018 - segnala Agnelli - ci ricorda che siamo il terzo Paese col cuneo fiscale più alto pari al 47,7% contro una media europea del 35,9%. E mentre nel resto dei paesi occidentali il cuneo è sceso di più di un punto percentuale dal 2000 al 2017 in Italia è cresciuto di 6 decimali".
Tutto questo deprime il potere d’acquisto dei lavoratori ma anche le imprese, ricorda il Presidente di Confimi Industria, che su uno stipendio netto dei lavoratori hanno un costo medio del 10% in più. 
"Se ci fosse una forte correzione del Cuneo fiscale - sottolinea Agnelli -  e ci avvicinassimo alla media Ue, l’Italia potrebbe tornare ad essere competitiva e dare finalmente un colpo di spugna su occupazione, precarietà e reddito di cittadinanza”.
Al centro dell'indagine anche la difficoltà di accesso al credito su cui gli imprenditori sembrano avere le idee chiare: non solo il sistema bancario ha perso la capacità di “valutare” le piccole e medie imprese, ma le normative sempre più stringenti e le varie circolari europee, dalla BCE, da Basilea, stanno ingessando gli stessi istituti di credito che hanno margini di manovra ridottissimi.  
“In una fase in cui la parola magica è “innovatevi”, “sviluppatevi”, le PMI italiane avrebbero bisogno di un accesso al credito veloce, di un piano condiviso con quello che dovrebbe essere il partner privilegiato ovvero il sistema bancario"  ricorda ancora Agnelli e continua "I continui disorientamenti normativi invece - come ad esempio la recente questione NPL ed il nuovo principi contabile IFRS 9 sulla redazione dei bilanci) - creano enormi disagi e problemi”. 
Elemento di preoccupazione, ricorda ancora il centro studi di Confimi Industria, quello delle incognite crescenti per le aziende manifatturiere, soprattutto meccaniche, rappresentate dal mercato di acquisto dei metalli (London Metal Exchange) sottoposte sempre più spesso a oscillazioni e a speculazione internazionale che negli ultimi tempi hanno creato notevoli problemi alle aziende.