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Confederazione dell'Industria Manifatturiera Italiana e dell'Impresa Privata

Agnelli a Salvini sulla manovra: “Il lavoro non si crea per decreto, ma a volte si distruggere per legge, il 2,4 % di deficit si giustifica solo aiutando le PMI e sostenendo gli investimenti”

“L’industria scende in pista – ha detto Paolo Agnelli presidente di Confimi Industria, l’associazione che rappresenta la manifattura privata italiana, riprendendo il titolo  dell’assemblea annuale che oggi ha visto più di 700 imprenditori riuniti all’autodromo di Monza, luogo simbolo del Made in Italy - perché è ora che gli industriali che rappresentano l’economia reale guardino fuori dal proprio stabilimento. Fuori da quei confini che ben conoscono e nei quali si sentono più al sicuro. Ma fuori da quello stabilimento si disegna il loro e il nostro futuro. Un futuro che ha bisogno dell’impegno diretto di noi industriali”. 

 “Un’azienda su tre ha difficoltà nel reperire figure tecniche specializzate – ha aggiunto Agnelli- Le più ricercate e maggiormente retribuite nelle nostre aziende sono periti, tornitori, fresatori”. “Venite a fare un giro nelle nostre fabbriche – ha detto ancora rivolgendosi al vice presidente del Consiglio dei Ministri Matteo Salvini e al vice ministro del Mise Dario Galli intervenuti all’assemblea insieme a numerosi rappresentanti delle istituzioni -  calpestate il nostro lamierino: scoprirete livelli di tecnologia, di pulizia degli ambienti, e macchinari di primissimo livello”.  

Un richiamo alla politica certo, ma anche al mondo dell’istruzione “che dovrebbe essere in grado di trasferire alle banche – che interpellate hanno ammesso di non avere personale capace di valutare la qualità degli investimenti delle aziende che li propongono - oltre agli algoritmi, anche una cultura di impresa” ha detto ancora il presidente di Confimi Industria “Una cultura di impresa, che se vogliamo che l’Italia sia ancora un paese manifatturiero, deve necessariamente passare attraverso una riforma seria delle Scuole tecniche di primo livello, in grado di incrociare realmente i fabbisogni delle imprese” E ha aggiunto “Non deve essere svilente per il giovane, ma soprattutto per i genitori, imparare alla scuola del mestiere”. Ecco perché durante l’Assemblea il professor Giulio Sapelli e il professore dell’Università di Bergamo Danilo Verga hanno presentato il progetto messo a punto con la Confederazione, il master di imprenditoria Master in Fabbrica “che sarà tenuto all’interno delle nostre aziende associate per fornire gli strumenti necessari per condurre al meglio l’attività imprenditoriale in un contesto economico e sociale che richiede conoscenze che esulano ormai dal solo prodotto costruito”.

L’assemblea è stata il momento per aprire uno spazio di confronto fra imprese e Stato. “Nei suoi sei anni di vita Confimi Industria ha visto succedersi 5 governi – ha detto Agnelli - e ha visto varare leggi e normative inefficaci  per creare sviluppo” E ha proseguito “il lavoro non si crea per decreto, ma si può a volte distruggere per legge”. E proprio sulla manovra Agnelli ha commentato: “È necessario essere prudenti sul reddito di cittadinanza, prima serve una riforma dei Centri per l’impiego” Poi sul termine in sé, reddito di cittadinanza, il presidente avanza dei dubbi “Definizione fuorviante, sarebbe preferibile definirlo sussidio di disoccupazione”. Sulla pressione fiscale “ si preferisca l’inversione degli interventi, dalla riduzione dell’ires e dell’irpef, si passi a quella degli oneri che gravano su costo del lavoro e  dell’ energia per poter alleggerire i costi di produzioni delle nostre imprese rendendole più competitive”.  E se l’abbassamento al 15% della tassazione sugli utili investiti convince, a non persuadere la Confederazione dell’industria manifatturiera italiana è il limite dei 65 mila euro di fatturato. 

“Se lo Stato riuscisse anche parzialmente a soddisfare le esigenze evidenziate dagli imprenditori – ha proseguito Agnelli - le aziende con l’assunzione di una sola “mezza persona” a testa, potrebbero eliminare il problema del personale da occupare”. “Le imprese possono e vogliono tornare ad investire – lo ha detto il presidente – ma le tasse che incidono sulle nostre imprese per circa il 65,5% degli oneri totali compresa l’assurda indeducibilità di costi sacrosanti per un’azienda come telefoni e auto, e la scandalosa indeducibilità di parte degli interessi sostenuti per gli investimenti sui quali grava ancora l'Irap”.  Solo così gli imprenditori percepirebbero “un clima meno ostile – ha continuato Agnelli- e più competitivo del sistema Paese. Mi aspetto che lo Stato tassi gli utili, ma non il lavoro”. “Il 2,4 % di deficit si giustifica solo aiutando le PMI – ha affermato Agnelli – e sostenendo gli investimenti, altrimenti l’economia non riparte e si crea disoccupazione”.

Se le cose non cambieranno la domanda che si fa Confimi Industria è una “Chi  è il vero precario? Come possiamo immaginare in questo scenario di avere lavoro e assumere a tempo indeterminato?”. E conclude con un’esortazione Agnelli “Infine dateci la responsabilità di essere criticati pure noi: istituite un Ministero per le PMI. In un Paese fatto da questo tessuto è abbastanza paradossale che non esista un Ministero dedicato a noi”.