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Confederazione dell'Industria Manifatturiera Italiana e dell'Impresa Privata

Confimi Industria in audizione sul DDL Bilancio 2019

“In questo particolare momento storico, nel quale ci rendiamo conto che tanti e diversi sono i settori in cui vi è necessità di una redistribuzione delle risorse, c’è una generale condivisione e fiducia che la manovra possa avere effetti positivi sul PIL”.
Favorevole il giudizio sul DDL Bilancio che Confimi Industria, rappresentata dal Direttore Generale Fabio Ramaioli e dal Responsabile Fiscale Francesco Zuech, ha espresso davanti alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato in seduta comune.
“Siamo consapevoli infatti che serva uno sforzo dell’intero sistema economico per agganciare una flebile ripresa soprattutto perché  le previsioni, come ammesso dagli stessi esponenti del Governo, sono orientate a prefigurare un nuovo rallentamento da cui peraltro nasce questa manovra espansiva come contromisura. Con questa premessa, al netto di considerazioni sul reddito di cittadinanza (evidentemente principale causa degli attriti comunitari) e ferma restando la difficoltà a valutare l’impatto in mancanza di disposizioni applicative, restiamo in attesa solo di alcuni margini di miglioramento”.
È stato osservato come in questo particolare contesto storico, seppure le misure sulle PMI non sembrano essere probabilmente oggi ancora del tutto sufficienti, questo impianto sembra l’inizio di un nuovo percorso su cui proseguire con un deciso abbattimento del cuneo fiscale (a partire dall’abrogazione totale dell’Irap) per le imprese manifatturiere che rimangono nel territorio e che favorisca un positivo incentivo alle problematiche occupazionali.  Nelle pieghe del DDL c’è qualche segnale di una innovata attenzione verso il mondo delle PMI, dell’imprenditoria “indigena”, dell’economia reale, e un po’ meno per la finanza.



La Confederazione ha evidenziato i problemi strutturali che attanagliano le piccole e medie industrie soprattutto negli ultimi dieci anni, periodo nel quale hanno chiuso i battenti quasi 750 mila imprese, la produttività è scesa del 25%, la povertà è raddoppiata arrivando a toccare 5 milioni di persone.

Sono state segnalate, in ordine fra le priorità della base associativa, l’attenzione alla riduzione del costo del lavoro e dell’energia, alla semplificazione burocratica ed amministrativa, alla riduzione degli oneri tributari per le imprese, alla carenza del sistema infrastrutturale, alla lotta alla corruzione. Più in generale Confimi Industria chiede alla politica di poter intervenire rovesciando il paradigma sulla riduzione della pressione fiscale: attualmente le imprese subiscono una forte pressione fiscale a monte del sistema produttivo, andrebbe fatto esattamente il contrario, al fine di rendere competitivi i nostri prodotti per l’esportazione.

Nello specifico delle misure del DDL in esame si segnalano positivamente:

  • la sterilizzazione della clausola salvaguardia aliquote IVA che oltre a sterilizzare gli aumenti 2019 sono in parte ridotti anche quelli per gli anni successivi;
  • il rifinanziamento della nuova Sabatini;
  • la Mini Ires (riduzione dal 24 al 15% per chi investe in costi del lavoro o beni strumentali nuovi); trattasi di una misura apprezzabile nel principio che però deve essere semplificata dal punto di vista applicativo sia per quanto riguarda l’individuazione della componente investimento in beni strumentali nuovi che in costo del personale dipendente;
  • la proroga di un anno per l’iper-ammortamento, ancorché con misure graduate decrescenti che vengono condivise non potendo prorogare in eterno quelle attuali, così come il fatto che siano agevolabili solo gli investimenti effettuati per strutture/stabilimenti  in Italia;
  • le misure per la ricerca e sviluppo (credito d’imposta) sono ridimensionate nel massimale che rimane coerente per le PMI;
  • la proroga incentivo occupazione Mezzogiorno con la decontribuzione al 100% per assunzioni al Sud di giovani under 35 o con più di 35 anni ma disoccupati da almeno 6 mesi, e la proroga prevista dell’esonero contributivo previsto dal Decreto Dignità elevandolo dal 50% al 100% per le categorie sopracitate. Si tratta di una decontribuzione che sarebbe opportuno estendere anche alle Regioni del Nord;
  • bene il bonus occupazionale giovani eccellenze.
È stato  giudicato  positivo il forte incremento di risorse per il sistema Duale anche se sarà opportuno migliorare e favorire la creazione di un rapporto continuativo e coerente tra formazione e lavoro.

Dubbi e perplessità sono stati  invece avanzati sulla significativa riduzione delle risorse legate all’apprendistato e alla grande dotazione riservata alla strutturazione dei centri per l’impiego finora scarsamente utilizzati dal mondo delle PMI.

È stata poi avanzata la richiesta di  intervenire fortemente sul rilancio del SISMABONUS che non ha ancora fornito l’impulso auspicato per avviare la messa in sicurezza del patrimonio immobiliare italiano e la contestuale ripresa del settore delle costruzioni attraverso, fra i vari punti, la proroga della scadenza prevista per il 2021 a data successiva e ripristinando la portabilità illimitata del credito di imposta.

Sul fronte delle rinnovabili chiesto anche un deciso intervento sul rilancio del settore idroelettrico italiano al momento trascurato.  Successivamente sono avanzate proposte da Confimi Industria sulla proroga delle detrazioni fiscali per interventi di efficienza energetica, ristrutturazione edilizia e per l’acquisto di mobili con la richiesta di reintrodurre la percentuale di detrazione del  65% (attualmente prevista al 50%).

In materia di fatturazione elettronica Confimi Industria ha formulato due richieste:

  • chiarire inequivocabilmente che le trasmissioni con lievi ritardi non siano sanzionabili nemmeno dopo il 1° luglio 2019;
  • sfruttare le potenzialità della fatturazione elettronica (e del sistema di interscambio che vede coinvolta l’Agenzia delle Entrate) per introdurre una procedura di autogestione imprenditoriale  che consenta il recupero immediato  dell’Iva a chi riceve l’insoluto obbligando il cessionario al riversamento di quanto detratto; trattasi di una soluzione in grado di rovesciare il paradigma di un sistema che agevola i cattivi pagatori, con riduzione dello stock di perdite erariali di Iva da fallimenti.
Avanzate anche la proposta per le imprese culturali di defiscalizzare gli utili per 5 anni e per quella sul bonus pubblicità di prevedere l’estensione del  credito di imposta anche alla pubblicità esterna (cioè diversa da tv, radio, stampa periodica cartacea) che risulta essere tra le forme di advertising di più agevole portata per le piccole e medie imprese, per evitare che queste ultime siano le uniche a non beneficiare di un’agevolazione per gli investimenti pubblicitari.