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Confederazione dell'Industria Manifatturiera Italiana e dell'Impresa Privata

Confimi Impresa Meccanica: Confimi lancia alle parti sociali la sfida di un contratto “resiliente” Per le nuove assunzioni la proposta di riduzione del cuneo fiscale finalizzato a investire in formazione digitale

 “Più camici bianchi e meno tute blu”. È solo una delle riflessioni con cui Leonardo Becchetti, professore di Economia politica dell’Università di Roma Tor Vergata, ha dato il via all’introduzione di scenario che ha aperto i lavori del tavolo di confronto tra imprenditori e istituzioni promosso da Confimi Impresa Meccanica in vista dell’apertura della fase negoziale del rinnovo del contratto nazionale del lavoro. L’appuntamento “Come cambia il lavoro nell’industria manifatturiera” – organizzato a Palazzo Fiano con il supporto di Consenso BU di Relazioni Istituzionali del gruppo Hdrà – ha permesso al professor Becchetti di sollecitare gli ospiti su diverse direttrici. Nonostante lo spauracchio della globalizzazione, ha ricordato l’economista, negli ultimi 15 anni il mercato del lavoro ha visto una crescita di oltre 600 milioni di posti di lavoro.

Un mercato caratterizzato da “industry 4.0” dall’elevato potenziale ma altrettanto pretenzioso: è qui che entrano in campo fattori quali formazione, competenze e innovazione. Non solo vantaggi quindi, la globalizzazione vive di alcuni paradossi: il perimetro degli stati nazionali è troppo piccolo rispetto al campo di azione delle imprese, le politiche dal lato dell’offerta non funzionano più, ci vogliono politiche di «salvaguardia» che regolino la globalizzazione perché il rischio concreto è quello di favorire la delocalizzazione.

A salvaguardia della manifattura italiana, vero vantaggio competitivo del nostro paese, proposte interessanti arrivano proprio da Confimi Meccanica e dal suo presidente Riccardo Chini che in occasione del tavolo ha lanciato una sfida alle parti sociali. “Dobbiamo pensare ad un contratto vivo, oserei dire “resiliente", che in un momento storico di difficoltà come questo, si adatti alle esigenze delle imprese sia da un punto di vista economico che normativo”. “Per mettere a terra una proposta del genere, non occorre solo la sottoscrizione delle parti sociali ma un impegno del governo che può fare la sua parte agevolando le imprese sul tema della formazione permettendoci di tornare ad assumere – ha spiegato Chini – intervenendo sulla riduzione del cuneo fiscale solo su quelle nuove assunzioni alle quali sarà garantita una formazione professionalizzante in relazione alle nuove tecnologie”.  

La proposta di Confimi Meccanica nasce da analisi ben strutturate: per il terzo semestre consecutivo infatti il centro studi di Confimi Industria conferma che 2 imprenditori su 3 pur essendo disposti ad assumere hanno grandi difficoltà nel reperire personale specializzato. Intervenire quindi su di una "staffetta generazionale" incentivata con contribuzioni a carico del lavoratore e dell'impresa (ad es. 0.30% della RAL del lavoratore e 0.30% di contribuzione dell'impresa) in grado di favorire il raggiungimento di obiettivi comuni. Una proposta che sembra garantire non solo posti di lavoro ma che contribuisce a superare i pregiudizi dell’immaginario collettivo legate all’equazione lavoro in fabbrica uguale tute blu.

A discutere della proposta insieme agli imprenditori anche Gianni Pietro Girotto Presidente 10ª Commissione permanente Industria, commercio, turismo del Senato della Repubblica, William De Vecchis Vice Presidente 11ª Commissione permanente Lavoro pubblico e privato del Senato, Francesco Boccia Deputato, Partito Democratico, Maurizio Lupi Deputato, Noi con l’Italia e Mattia Fantinati, Sottosegretario alla PA che ha inviato a Confimi Meccanica e agli ospiti del tavolo un video messaggio di saluti.

In rappresentanza dei sindacati di categoria Nicola Alberta Segretario Nazionale FIM - CISL e Luca Maria Colonna Segretario Nazionale UILM – UIL.

“Bisogna provvedere a creare le professionalità che serviranno in futuro – ha sottolineato Colonna Segretario Nazionale UILM – UIL -  però dobbiamo anche porci il problema di creare lavoro per il presente. È chiaro che la digitalizzazione è un dato di fatto, non possiamo né opporci né respingerla. Dobbiamo cercare di individuare insieme le soluzioni, le proposte per far sì che questa digitalizzazione sia un’opportunità e non una ragione di crisi.”

“Occorre aver in testa una priorità, quella di rilanciare l’industria che è l’essenza dell’economia di un paese –- ha ribadito Alberta Segretario Nazionale FIM – CISL -  Rilanciare l’industria vuol dire far ripartire gli investimenti e quindi sostenere le aziende che investono. Tra gli investimenti più rilevanti c’è quello della competenza e della valorizzazione dei lavoratori di oggi. Uno dei deficit che abbiamo infatti è un deficit di innovazione, ma anche di competenze e quindi questa deve essere la preoccupazione principale dei decisori istituzionali del governo, ma anche quella delle imprese”.

Tra gli altri spunti di discussione la necessità di valutare le imprese anche secondo criteri di impatto ambientale, l’introduzione del salario minimo non come unica risposta all’evoluzione dei processi tecnologici, un sistema di welfare contrattuale a supporto del lavoro che non deve vedere le piccole e medie industrie come soggetti unici ma che deve trovare il supporto dello Stato.