Manzardo su PMI e PNRR: dal temporary management alle competenze manageriali necessarie

“Voglio condividere con voi una serie di considerazioni emerse analizzando i dati dell’indagine conoscitiva rivolta alle imprenditrici e agli imprenditori under40 del nostro sistema associativo e che sembrano impattare in maniera considerevole sul futuro della manifattura. Solo per citare qualche numero: poco più di un giovane imprenditore su tre (il 33,9%) ha pensato di vendere o cedere l'attività, 1 su 4 lo farebbe se fosse l’unico titolare. C’è poi quasi un 40% (37,3%) che avrebbe effettuato una fusione. C’è poi chi (28% degli intervistati) ispirato a innovativi modelli di relazioni industriali ha pensato di creare una compartecipazione societaria con i collaboratori attualmente dipendenti. Tutte decisioni imputabili a quel turnover che nelle aziende gestite da famiglie assume il nome di passaggio generazionale.

Come sempre nello scontro tra generazioni le difficoltà non mancano: il riconoscimento della leadership da parte dei collaboratori, l’assenza di deleghe da parte dei predecessori e, su tutte, la mancanza di autonomia decisionale su quelle tematiche dove la cultura è maggiore rispetto ai familiari, come può essere il caso della tecnologia.

Ma non si tratta solo di avvicendamenti familiari: 9 giovani imprenditori su 10 ritengono che il passaggio generazionale sia da affrontare anche tra i dipendenti.

E vengo quindi al dunque: le transizioni necessitano di risorse e le competenze manageriali adatte per fronteggiare le sfide a cui le aziende sono chiamate. Solo per citare quelle direttamente vissute da me negli ultimi anni: crisi finanziaria, pandemia, frattura della supply chain. È qui, a mio avviso, la figura del temporary manager diventa centrale e può rivelarsi fondamentale.

Sembra tutto piuttosto lineare; eppure, ci si trova a dover superare alcuni ostacoli di natura culturale: da un lato le PMI devono prendere coscienza dell'importanza di essere affiancati da manager competenti, d'altro lato la classe manageriale deve uscire dalle teorie dei grandi manuali e calarsi nel modo sartoriale, diventare a misura di PMI.

Il temporary manager – e possiamo azzardare una translitterazione azzardata della parola temporary - può essere la soluzione migliore per le PMI che hanno potenziale di crescita, ma non sono ancora sicure di investire in una risorsa a tempo pieno da inserire in organico.

La crescita che ci si attende da parte delle piccole e medie industrie è che si arricchiscano di un sistema di deleghe chiaro, con comunicazione efficace e trasparente tra i vari livelli. In poche parole, che si strutturino su di un modello di managerializzazione delle stesse valorizzando però nel contempo le specificità delle PMI che sono la flessibilità e l'adattabilità alle esigenze del mercato, alle richieste dei clienti e agli shock del mercato.

Ricerca di nuovi business – che siano nuovi prodotti o nuovi modelli di business -; diversificazione dei mercati, soprattutto nell'ottica dei recenti avvenimenti geopolitici che hanno reso manifesta la fragilità di alcune relazioni commerciali; l’implementazione di quegli investimenti che possano far fronte alle sfide di oggi come l’aumento della domanda interna a causa dell'inceppamento della supply chain e a causa della corsa all'approvvigionamento. Tutte sfide in cui il TM può – per non dire deve – esser chiamato in supporto di chi fa impresa.

Matteo Manzardo, vicepresidente vicario Confimi Industria Gruppo Giovani

Confederazione dell’Industria Manifatturiera Italiana e dell’Impresa Privata

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