La resilienza è parola femminile, plurale.

C’è Anna che scommette sulle nuove possibilità; sul lavoro come un’occasione di riscatto e cambiamento per quelle persone fragili che, mettendosi in gioco, possono riuscire a riconquistare l’autonomia. Che scommette sul talento del singolo, sulla forza femminile, sulle idee.

C’è Chiara che crede nella condivisione come opportunità di crescita personale e nei legami. Che guarda al futuro con fiducia e pensa che le aziende siano un luogo straordinario in cui educare, educarsi e al tempo stesso sperimentare l’umanità.

C’è Elena che mette in pratica l’arte dell’accoglienza, mantenendo e costruendo legami positivi e duraturi. Che esorta le donne a continuare a «fare cerchio» con altre donne, cercando di essere d’ispirazione per altre lavoratrici e madri che si impegnano per farcela, nonostante tutto.

C’è Sabrina, che ha fiducia nei talenti. Che non vede problemi davanti a sé, ma soluzioni possibili. Che esorta ad essere empatici, ad ascoltare reciprocamente, ad adottare strumenti diversi per valorizzare competenze differenti.

Anna, Chiara, Elena, Sabrina: sono alcune delle imprenditrici di oggi.

Donne, resilienti. Perché ad esse appartiene la capacità di fronteggiare in maniera positiva eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi agli inciampi che possono capitare, di ricostruirsi restando sensibili alle circostanze positive che la vita offre. Senza alienare la propria identità.

Ne sono capaci? Sì. Con fatica? Certamente. Raggiungono sempre i loro obiettivi? Talvolta no, ma con tenacia ricominciano da capo, si impegnano, accettano le sconfitte al pari dei successi. In questo senso, la resilienza è una parola che si declina al femminile, plurale. Ha il proprio fulcro nella quotidianità delle decisioni che tante donne, imprenditrici, resilienti, si trovano a dover affrontare ogni giorno. Che siano alla guida di un’impresa o cuore pulsante di una famiglia.

Non è questione di età, di geografie, di tempi. Forse di opportunità.

In ogni caso, nessun settore è precluso alle donne, tale è la varietà degli ambiti in cui hanno dimostrato di saper esprimere se stesse. Creando sinergie o rimboccandosi le maniche, lavorando da sole. Sono sole anche quando devono far fronte a vicissitudini drammatiche, devono prendere decisioni difficili, devono assumersi responsabilità gravose. Ma è proprio nelle difficoltà che la resilienza si declina al femminile, in maniera plurale. Con un carico di fatica che spesso è più pesante da portare. Perché devono dimostrare di essere sempre all'altezza delle situazioni, non possono mai permettersi di abbassare la guardia, devono cercare di rimanere un passo in più davanti in un mondo professionale ancora tanto declinato al maschile.

È qui che il loro essere resilienti si esprime, naturalmente. Ed è qui che le tante Anna, Chiara, Elena, Sabrina trovano il tempo di guardare le competenza delle persone, di valorizzare talenti nascosti infondendo fiducia, di investire nella formazione e nella ricerca come investimento sul domani, di guardare alle tecnologie e insieme alla sostenibilità sia ambientale che sociale.

E a quante ancora non si sentono come Anna, Chiara, Elena, Sabrina che cosa dire?

Di avere consapevolezza nelle proprie capacità, di acquisire sicurezza in se stesse, di non stancarsi di sognare e di farlo senza darsi dei limiti. I successi nella vita derivano dalle ambizioni più o meno grandi che si possono avere; si nutrono di modelli di riferimento precisi. Tutto il resto è fatica, impegno, sperimentazione. È errore e rischio. Non c’è fallimento – secondo Elbert Hubbard – se non nello smettere di provarci. Anche ad essere donne, imprenditrici, resilienti.

Confederazione dell’Industria Manifatturiera Italiana e dell’Impresa Privata

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