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Il battery score italiano

Con il Decreto Interministeriale (Ministero dello Sviluppo Economico, Ministero della Salute e Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali) 19 novembre 2020, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 7 dicembre e in vigore dall’8 dicembre 2020,  è stata disciplinata la forma di presentazione e le condizioni di utilizzo del logo nutrizionale facoltativo complementare alla dichiarazione nutrizionale in applicazione dell’articolo 35 del regolamento (UE) 1169/2011 – Food Information to Consumers Regulation (di seguito anche regolamento FIC). Tale logo nutrizionale facoltativo, è stato denominato  “NutrInform Battery”.  Il decreto si muove all’interno dello spazio tracciato dall’articolo 35.1 del regolamento FIC, per il quale il valore energetico e le quantità di sostanze nutritive principali (ossia quelle obbligatorie in tabella nutrizionale) possono essere indicati mediante altre forme di espressione e/o presentati usando forme o simboli grafici oltre a parole o numeri, purché siano basate su ricerche scientifiche accurate, testando panel rappresentativi di consumatori-tipo, e non siano idonee ad indurre il consumatore mediamente informato in errore ma, anzi, siano di facile comprensione e di utile supporto per autogestire la propria dieta giornaliera. La finalità di queste ulteriori forme facoltative che sintetizzino le principali caratteristiche nutrizionali dell’alimento non è quella di sostituire la dichiarazione nutrizionale, bensì di aiutare i consumatori, financo di educarli, così che possano avere una comprensione più immediata, ma non distorta, dei vari prodotti, giungendo ad una scelta più consapevole. Ad oggi sono si sono registrati, nell’Unione Europea, due approcci: le etichette a semaforo di origine anglosassone e il “Nutriscore” francese, ormai diffusosi in una manciata di altri Stati membri.  La soluzione italiana, invece, ricalca da vicino una proposta avanzata in Germania. Vediamo dunque di che si tratta nello specifico. Il punto di partenza per elaborare il logo sono i consumi di riferimento quotidiano per un adulto medio presenti all’Allegato XIII del Regolamento (UE) n. 1169/2011. I valori vanno espressi in relazione alla singola porzione, la quale va quantificata in grammi.  Se l’Operatore decidere di adottare la “Nutrinform battery”, sarà tenuto obbligatoriamente non solo a quantificare sull’etichetta la porzione o l’unità utilizzate, ma altresì ad indicare il numero di porzioni o unità contenute nell’imballaggio.  I simboli possono essere utilizzati per definire la porzione o l’unità di consumo. Il regolamento stabilisce solo che l’unità di consumo o la porzione siano facilmente riconoscibili e quantificate sull’etichetta. In caso di impiego di simboli, il loro significato deve essere chiaro e non indurre in errore il consumatore. Al di sotto di tale dato è collocato il modello di batteria nutrizionale, composto da cinque box, collocati uno accanto all’altro e che incorporano le rappresentazioni di altrettante batterie. Ogni box contiene l’indicazione quantitativa, all’interno della singola porzione di alimenti, del contenuto di energia, espresso sia in kiloJoule che in kilocalorie, e dei grassi, dei grassi saturi, degli zuccheri e del sale, espressi in grammi. Sotto ogni box è presente, in forma grafica stilizzata, una batteria al cui interno è indicata la percentuale di energia, grassi, grassi saturi, zuccheri e sale apportati dalla singola porzione rispetto alla quantità giornaliere di assunzione raccomandata. Inoltre, tale percentuale è rappresentata graficamente, all’interno della stessa batteria, da una parte colorata che richiama un po’ il concetto di “carica”, un po’ come avviene quando colleghiamo lo smartphone alla presa della corrente, solo che qui maggiore carica potrebbe assumere anche un connotato negativo (per esempio per un alimento ricco di zuccheri). L’idea che si cerca di trasmettere al consumatore è, dunque, che più la batteria è carica, maggiore sarà l’apporto di quell’elemento nutrizionale fornito dalla porzione di alimento, con la conseguenza che lo stesso consumatore dovrà tenerne conto nella composizione della propria dieta giornaliera, al fine di non “sforare” il 100%. L’ambito di applicazione del nuovo sistema informativo facoltativo riguarda tutti gli alimenti preimballati, con l’esclusione di quelli confezionati in imballaggi o in recipienti la cui superficie maggiore misura meno di 25 cm², oltre che i prodotti DOP, IGP e STG di cui al regolamento (UE) n. 1151/2012, in ragione del rischio che l’apposizione di ulteriori loghi impedisca al consumatore di riconoscere il marchio di qualità che certifica la distintività ed unicità di tali prodotti (art. 1 co. 6). Senza voler fare una comparazione tra la via francese e quella italiana, ci si limita a rilevare che il Nutriscore, a differenza del sistema a batteria, è basato su una scala di cinque colori e di cinque lettere per rappresentare in maniera sintetica un giudizio complessivo sulle qualità nutrizionali di 100 grammi di un alimento, prendendo in considerazione sia i nutrienti “negativi” come sale e zuccheri, sia quelli positivi, come le fibre. Tra gli aspetti più criticati del Nutriscore, il principale, sollevato in sede europea soprattutto dall’Italia, è che esso potrebbe condurre ad assegnare un punteggio relativamente basso ad alimenti in realtà buoni per una dieta equilibrata, come i formaggi a pasta dura o l’olio d’oliva, e risultati migliori per alimenti meno salutari come i succhi di frutta zuccherati. La vera finalità di questo sistema, tuttavia, non è quella di comparare cibi diversi, bensì stesse quantità (100 g) di cibi similari, così che un consumatore possa decidere di scegliere questo o quel succo di frutta e questo o quel formaggio, non se prendere il succo di frutto al posto del formaggio. La NutrInform Battery italiana, invece, rende arduo confrontare alimenti della stessa categoria, vuoi perché le porzioni possono essere definite dagli operatori in quantità diverse (qual è la porzione giornaliera di una barretta di cioccolata? C’è chi potrebbe indicare tre quadratini e chi quattro), vuoi perché il consumatore si ritrova davanti agli occhi non un giudizio globale e sintetico sui prodotti oggetto di comparazione, ma cinque batterie (energia, grassi, grassi saturi, zuccheri, sale) che rendono difficile preferire, ad esempio, un gelato che abbia qualche punto di percentuale in più sugli zuccheri e qualcuno in meno sui grassi rispetto ad un concorrente. Ciò che il consumatore sarà spinto a fare, invece, è una scelta tra alimenti diversi ma idonei a soddisfare una medesima esigenza. Di seguito  gli elementi critici che potrebbero pesare  pesare sul successo della nuova batteria nutrizionale: sorgeranno questioni circa l’individuazione della porzione, un dato che non è rappresentato graficamente ma solo numericamente e su cui, dunque, non ricadrà l’attenzione del consumatore. Sarà pertanto possibile aspettarsi che, tra concorrenti, vi sarà chi individuerà per il proprio prodotto una porzione inferiore così da farlo apparire come più sano rispetto agli altri anche a parità di composizione; ci saranno poi problematiche relative alla colorazione della parte carica delle batterie: il 20% di grassi rispetto ai consumi di riferimento giornalieri potrebbero avere rappresentazioni grafiche diverse, anche qui, per esempio, per trarre in inganno il consumatore e i controlli sarebbero davvero difficili; non si considerano affatto le fibre, la cui assunzione, invece, dovrebbe essere incentivata, aspetti burocratici: occorre comunicare per ogni prodotto l’introduzione del nuovo sistema grafico in etichettatura, così che il Ministero della Salute possa monitorarne l’apprezzamento presso i consumatori, ma così facendo si introducono oneri ulteriori per le aziende; nell’Unione Europea la discussione ormai si è spostata sul nutriscore alla francese ed è probabile che nel giro di due o tre anni verrà reso obbligatorio, con la conseguenza che gli operatori italiani, i quali si saranno ormai abituati al “battery score”, dovranno cambiare nuovamente etichette e forse anche composizione dei propri alimenti.

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