L’INARRESTABILE CRESCITA DEI COSTI DELLE MATERIE PRIME

Vorrei soffermarmi su di un tema che – pur essendo un produttore di bevande alcoliche - esula dalle tecniche di vinificazione e distillazione, dalla specificità dei territori, dalla complessità delle leggi che ne regolano la produzione e la commercializzazione, ma che piuttosto sta colpendo indiscriminatamente tutti i settori della manifattura: l'inarrestabile crescita dei costi delle materie prime.

Una situazione di questo genere, nei miei oltre 30 anni da imprenditore, non l'avevo mai vissuta prima d'ora. Certo, ci sono state crisi nella reperibilità e nella gestione del costo di alcuni prodotti, dovute a problemi climatici o a cattive programmazioni di determinati settori, come è stato il caso della penuria di grano duro arrivato a costare il 250% in più a cavallo tra il 2010 e il 2011, ma una carenza generalizzata di materie come la plastica per imballaggi, il cartone, il vetro mi sembra davvero un ulteriore inimmaginabile ostacolo che va ad aggiungersi a quelli iniziati con lo scoppio di questa pandemia.  

Qualche avvisaglia c'era già stata lo scorso anno: nel mio settore si è pagato immediatamente il “dazio” subendo un aumento del costo dell'alcool di più del 100%, materia prima in buona parte dirottata per l'implementazione della produzione di detergenti utili a difendersi dal contagio da Covid 19. Oltre al prezzo vertiginoso, in più occasioni i produttori di bevande alcoliche sono stati costretti a fare i salti mortali per reperirne quantità adeguate. 
Oggi però il tutto si è complicato. Quali possono essere le ragioni di questa improvvisa crisi? Una corsa all'accaparramento vista la ripresa dei consumi?

La perdurante difficoltà della logistica internazionale con i conseguenti ritardi con cui semilavorati e materie prime arrivano in Europa dai paesi asiatici? La speculazione attuata dalle multinazionali che di fatti detengono il controllo delle singole materie prime? Oppure una situazione di isteria collettiva che ci prende ogni giorno?  Più probabilmente un mix di questi complessi fattori che solo tra qualche tempo riusciremo ad analizzare e definire.
Eppure, ecco una notizia positiva: gli studi ci dicono che il business del “beverage packaging” negli anni precedenti la crisi pandemica, 2018 e 2019 ha mosso un giro d’affari pari a 21,4 miliardi di dollari, e che si prevede una crescita aggregata del 2,6% all’anno fino al 2024.  

Positiva, ma solo all’apparenza. A ben vedere infatti non lo è poi tanto: oggi la distribuzione moderna non accetta nessun confronto con i produttori che rivendicano la necessità di ricalibrare le quotazioni a fronte degli aumenti delle materie prime, e rivendicano orgogliosamente la capacità di mantenere inalterati i prezzi a scaffale. Ma allora, quanto ancora gli imprenditori riusciranno a resistere? Come potranno le nostre Pmi Alimentari sottrarsi a questo abbraccio mortale che le vede prese nel mezzo di due settori, Produttori di materie prime e Distribuzione Moderna che hanno enorme forza contrattuale grazie anche a fatturati miliardari?

 

Pietro Marcato – Presidente Nazionale Confimi Industria Alimentare

Confederazione dell’Industria Manifatturiera Italiana e dell’Impresa Privata

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