Confimi Industria: lo sciopero dei commercialisti è più che condivisibile Dal 2015 ad oggi oltre 50 le complicazioni ad alto impatto operativo

I commercialisti hanno ragione e suggeriremo alle aziende nostre associate di non ostacolare lo sciopero indetto dalle associazioni dei professionisti, sostiene Flavio Lorenzin, Vice Presidente di Confimi Industria con delega alle semplificazioni, fisco e rapporti con la PA.
La misura è colma anche per gli imprenditori e i collaboratori interni alle aziende. Quella degli Indicatori Sintetici di Affidabilità fiscale (ISA) è solo l’ultima delle vicende che si sono tramutate in complicazioni, troppo spesso in spregio ai principi dello Statuto del Contribuente.


Dal 2015 (d.Lgs n.175/2014) ad oggi si contano “+ 53” (calcolo in difetto) adempimenti e novità ad elevato impatto operativo; di questi 20 (ISA compresi) sono quelli che si sono aggiunti nel 2019 in un anno già particolarmente impegnativo per via dell’introduzione generalizzata della fatturazione elettronica e (ancorché parziale) dei corrispettivi telematici.
Al nuovo Governo Confimi Industria chiede di invertire tale tendenza introducendo subito tre cose: una soluzione urgente al problema degli ISA; rivisitazione delle scadenze dell’esterometro (12 son troppe e non servono); rivisitazione della scadenza del bollo trimestrale sulle fatture elettroniche (una basta e avanza). La proposta dei commercialisti di una disapplicazione o applicazione facoltativa degli ISA andrebbe accolta dall’Amministrazione con serenità, eventualmente riconoscendo la possibilità – per chi riscontra esagerate anomalie dall’applicazione dei nuovi indicatori – di applicare ancora gli Studi di Settore nell’attesa che per il futuro (come già annunciato) lo strumento sia affinato; non sono più accettabili le solite giustificazioni della mancanza di coperture. Quella delle coperture è una scusa che si ripete da decenni e che, se avesse l’effetto teorizzato, avrebbe già portato il bilancio dello Stato in ampio avanzo da tempo.
La situazione dei disagi che derivano dai ritardi e dai cambiamenti in corsa va però risolta una volta per tutte sulla scia dei principi previsti dallo Statuto del Contribuente.
A giudizio di Confimi serve una norma generale di spontaneo (ri)equilibrio che in caso di rilascio tardivo non solo dei provvedimenti attuativi ma anche della modulistica, delle istruzioni e dei software, così come la loro modifica o aggiornamento, determini l’automatico riconoscimento al contribuente della possibilità di ricorrere ad un adempimento integrativo (dichiarazione e/o comunicazione) senza sanzioni ed entro un periodo corrispondente ai giorni di ritardo accumulati dall’Amministrazione finanziaria e comunque mai inferiore a 60 giorni.
Non è dignitoso di un coretto rapporto collaborativo Fisco-Contribuente dover continuare a rincorrere e auspicare soluzioni dell’ultimo minuto. I ritardi o i disguidi dell’Amministrazione finanziaria possono essere anche comprensibili in presenza di novità rilevanti, ma non possono continuare a tramutarsi (anno dopo anno) in disagi per i contribuenti e chi li assiste senza che vi sia nemmeno un correttivo automatico.
Confederazione dell’Industria Manifatturiera Italiana e dell’Impresa Privata

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