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Confimi Industria: “credito d’imposta sanificazione e mascherine, delusione prevedibile”

Le imprese hanno speso oltre 2 miliardi, lo Stato non può rispondere con soli 250 milioni, urge rifinanziamento

"È inaccettabile che il provvedimento dell’Agenzia delle Entrate fissi a poco più del 15% il credito d’imposta su sanificazione e dispositivi di protezione che in prima istanza, con il decreto Rilancio, era stato previsto al 60% delle spese fino a 100.000 euro per operatore”.
“Un’ulteriore delusione per le imprese, a cui si aggiunge in molti casi il danno”, commenta così Confimi Industria la nuova disposizione attuativa, che il Governo ha delegato all’AdE, e che avrebbe adeguato al ribasso la percentuale effettiva tenendo conto del rapporto tra lo stanziamento, pari a 200 milioni di euro, e l’ammontare complessivo dei crediti d’imposta (il 60% delle spese fino a 100.000) risultante dalle comunicazioni presentate.

Si legge 15,6423% del credito risultante dalla comunicazione presentata dalle aziende entro lo scorso 7 settembre, ma si tratta solamente del 9,4854% della spesa effettiva, percentuale che scende ulteriormente per chi ha speso più di 100.000€.  

Il Governo infatti aveva deciso di inserire nel Decreto Rilancio una misura che almeno in parte risarcisse le imprese che, a causa della pandemia da Covid-19, hanno dovuto sostenere spese non previste come appunto la sanificazione e l'acquisto di dispositivi di protezione. Secondo i dati diffusi dall’AdE sono circa 1,3 milioni i crediti (il 60%) validamente comunicati, il che significa che gli operatori hanno speso non meno di 2,13 miliardi per sanificazioni e DPI. Delude quindi la scarsità di risorse assegnate dal Governo su questa misura.

Si tratta di un ulteriore scivolone”, tiene a ricordare Confimi Industria, poiché “già a maggio il contributo Invitalia che copriva il 100% dei costi, aveva soddisfatto solo 3.100 soggetti richiedenti, tralasciando altri 194.000 soggetti colpevoli di aver tentato la roulette del click day con un ritardo di ben 1 secondo e 4 decimi dall’apertura del portale di riferimento”.

“Considerando che anche quell’occasione il problema erano i fondi stanziati – precisa Confimi Industria riferendosi ai 50 milioni previsti a maggio – era chiaro fin da allora che i 200 milioni stanziati per il credito d'imposta al successivo decreto rilancio sarebbero stati ampiamente insufficienti”.

“La suddivisione delle somme da parte dell’Agenzia delle Entrate” tiene a precisare la confederazione del manifatturiero italiano, “è certamente più democratica della folle corse al click day ma si tratta di una magra consolazione”. “In moltissimi casi il beneficio non coprirà nemmeno i costi di studio e gestione della pratica che, oltre alla comunicazione preventiva entro il 7 settembre e alla fruizione con F24 a partire dal 14 settembre (con l’individuazione del codice tributo 6917), richiederà il prossimo anno anche la compilazione del quadro RU della dichiarazione dei redditi”.

“Il nostro auspicio – ricorda Confimi in chiusura – è quello di un rifinanziamento, soprattutto considerando che la sanificazione e l’acquisto dei dpi sono stati imposti per decreto alle imprese per la ripresa dell'attività nel rispetto dei protocolli di sicurezza. Si tratta di spese non legate all’attività e di costi sostenuti direttamente e immediatamente dagli imprenditori, è fondamentale non continuare a minare la fiducia del sistema produttivo”.
Confederazione dell’Industria Manifatturiera Italiana e dell’Impresa Privata

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