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Piano Casa, Confimi Industria: "Decreto nella giusta direzione, ma penalizza le pmi italiane a vantaggio dei grandi fondi esteri"

Presentato alla Camera un pacchetto di 6 emendamenti per estendere le semplificazioni procedurali e fiscali agli operatori nazionali Roma

"Il decreto va nella direzione giusta, ma riserva le semplificazioni più incisive ai soli investitori istituzionali esteri, gravando invece gli operatori privati nazionali di piccola e media dimensione dei vincoli più stringenti senza i correlativi benefici procedurali". Lo dichiara in audizione per Confimi Industria Alessandro Sbordoni, delegato all’Urbanistica e all’Housing Sociale, vicepresidente di Confimi Industria Edilizia e presidente di Federlazio-Confimi.

“Il DL - ha spiegato Sbordoni - allinea in modo asimmetrico i soggetti interessati: alle PMI nazionali sono imposti vincoli stringenti – come il 70% di edilizia convenzionata trentennale e prezzi inferiori del 33% ai valori OMI – senza però concedere le semplificazioni procedurali garantite ai colossi esteri sopra il miliardo di euro. Questo requisito, escludendo le imprese italiane, lede l’art. 3 della Costituzione : chiediamo quindi di abbassare la soglia di accesso ed estendere le semplificazioni. Le modifiche permetterebbero di trasformare il comparto da un insieme 'episodico' di cantieri a una vera filiera industriale con politiche di lungo periodo, a tutela delle nostre PMI che rappresentano il 90% del tessuto produttivo del Paese".

Nel corso dell'audizione, Confimi Industria ha depositato una nota tecnica e un pacchetto di 6 emendamenti prioritari. Le proposte emendative mirano a sbloccare il potenziale delle piccole e medie imprese, facendo leva sul moltiplicatore economico del settore edile (ogni euro investito genera 1,7 euro di PIL nel breve periodo e 2,2 nel medio, oltre a garantire 15 addetti diretti per ogni milione investito).

I 6 emendamenti proposti alla Camera:

Ricalibratura delle soglie (Art. 9, c. 7): Sostituire l'irraggiungibile barriera di 1 miliardo di euro di Investimenti Diretti Esteri (IDE) con criteri tarati sul mercato reale italiano (soglia a 100 milioni di euro o 300 unità abitative), introducendo il meccanismo del cumulo per consorzi e reti d'impresa. Onere: Zero.

Estensione delle semplificazioni (Artt. 8 e 10):Estendere le procedure accelerate (SCIA, Conferenza dei Servizi in 30/40 giorni, dichiarazione di pubblica utilità) anche agli operatori privati italiani in regime ordinario, limitatamente alla sola quota di edilizia convenzionata. Onere: Zero.

Rent-to-buy più accessibile (Art. 6, c. 1): Abbassare la soglia per l'accesso al rent-to-buy ERS da 25 a 12 unità abitative (che scendono a 8 per consorzi e cooperative). Onere: Zero.

Fondo Garanzia Morosità Incolpevole (Art. 4):Istituire un fondo da 30 milioni di euro a tutela dell'edilizia integrata, finanziato senza nuovi oneri mediante la riallocazione del Fondo Housing Coesione. Onere: 30 mln (riallocazione).

Riserva per le PMI negli appalti (Art. 2, c. 3):Riservare una quota pari o superiore al 30% degli avvisi Invitalia alle PMI, anche in forma associata, replicando il modello virtuoso già utilizzato per il PNRR (art. 47 DL 77/2021). Onere: Zero.

Pacchetto Fiscale di stimolo (Nuovo art. 11-bis):Introdurre misure di forte incentivazione (IVA al 4%, imposte di registro/ipocatastali fisse, credito d'imposta al 10%, esenzione IMU e detrazione del 30% per i conduttori), con un costo di 80 milioni di euro annui coperti a valere sul Fondo Sviluppo e Coesione (FSC) 2021-2027. Onere: 80 mln/anno.

"Le nostre proposte – conclude Sbordoni – guardano anche ai migliori benchmark europei come i modelli di Vienna, Francia, Germania - dove il privato sociale viene stimolato e non burocratizzato - e Olanda, dove c'è la garanzia dei canoni di locazione, che favorisce l'accesso al credito, riducendo il rischio di finanziamento per la banca. Non possiamo correre il rischio di bloccare l'attuazione del Piano Casa a causa di una giungla di atti attuativi non scadenzati o per via di evidenti dubbi di costituzionalità legati alla disparità di trattamento tra colossi esteri e imprese nazionali".

 

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